Le ragioni degli altri, Prima pagina, Stranieri, immigrati e Valposchiavo

UDC, stranieri e immigrati in Svizzera ed in Valposchiavo

29 aprile 2012

Intervista a Livio Zanolari
Con l’intervista al politico di casa nostra prende avvio una nuova discussione all’interno della rubrica Le ragioni degli altri. Come di consueto, fra alcuni giorni potrete leggere l’opinione di chi la pensa in altro modo.

Da alcuni anni anche la Valposchiavo ha il suo gruppo di simpatizzanti dell’UDC. Per la nostra rubrica ho deciso di intervistare un suo esponente, in modo da dare la possibilità anche a questa nuova realtà della politica valposchiavina di esporre le proprie idee pubblicamente. Ho scelto il tema degli stranieri e dell’immigrazione in Svizzera e in Valposchiavo. Non che l’UDC non si occupi di altro, anzi, va riconosciuto come la sezione grigionese si sia recentemente espressa anche sui media di casa nostra in riguardo alla fusione regionale che tanto ha fatto discutere. La Valposchiavo però è regione di confine ed ero curioso di sapere come la pensasse un esponente dell’UDC valligiano sull’immigrazione e sugli stranieri che popolano le nostre regioni.

Signor Zanolari, come mai ha scelto l’UDC in questo momento della sua vita politica?

Mi sta a cuore l’impegno per la tutela delle istituzioni e del nostro stato di diritto, che poggia su valori fondamentali come la democrazia diretta, il federalismo, la neutralità. La nostra politica estera si basa ancor oggi su accordi (con l’UE ne contiamo più di 100) che rimangono in vigore fino al momento in cui le due parti non decidano di modificarli: ne fanno eccezione gli accordi Schengen e Dublino, per i quali già ora purtroppo dobbiamo riprendere automaticamente il diritto europeo. Da qualche anno l’Unione Europea ci fa sapere con insistenza che non è più disposta a modificare i contratti singolarmente. L’UE pretende da noi di legare i singoli accordi all’evoluzione del diritto europeo, cioè di modificare imperativamente le nostre leggi secondo quanto viene deciso a Bruxelles. Per me questa pretesa è assolutamente inaccettabile. Sono del parere che le nostre leggi devono essere modificate secondo la volontà della nostra popolazione e non dettate da istituzioni estere. Solo l’UDC, fra i partiti politici, respinge in modo categorico le pretese di legarci istituzionalmente all’UE e di riprenderne automaticamente le modifiche a livello legislativo. Questo, in riposta alla sua domanda, spiega la mia adesione all’UDC.


Quali le ragioni di un partito come l’UDC in Valposchiavo?

L’UDC promuove lo spirito di iniziativa e vuole creare in particolare le buone premesse per far sviluppare le imprese e per favorire un’agricoltura produttiva. Per conseguire questi obiettivi è importante non asfissiare gli imprenditori con tasse e imposte eccessive e con regolamentazioni inutili. L’UDC non è per esempio d’accordo di introdurre la tassa sul turismo. È contraria poiché con questa tassa, oltre che interferire nell’autonomia comunale, si penalizzano le zone meno favorite del Cantone; tutti dovrebbero pagare la tassa sul turismo, ma non tutte le regioni avrebbero gli stessi benefici. Noi siamo del parere che le valli, come la Valposchiavo, dotate in misura minore di strutture turistiche rispetto ad altre regioni, ne siano penalizzate. L’UDC vorrebbe dunque ridurre l’onere finanziario in proporzione alla forza economica. Come vede, la politica UDC calza perfettamente anche con le esigenze della Valposchiavo.


Cosa pensa della proposta costituzionale del Partito Socialista, sezione Valposchiavo, di permettere agli stranieri che vivono nel nostro comune di recarsi alle urne?

Il rapporto con le persone giunte in Svizzera e inseritesi nel mondo del lavoro, tra la popolazione e nelle istituzioni si costruisce durante una fase di integrazione che dura alcuni anni. Dopo questa fase le persone che vogliono far parte a tutti gli effetti del nostro Paese possono chiedere la cittadinanza svizzera.


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Concorda con modalità, forma e contenuti scelti dal suo partito nell’affrontare la tematica degli stranieri e degli immigrati in Svizzera? Mi riferisco soprattutto alla propaganda che precede delle elezioni, i manifesti sulle “pecore nere”, “stop all’immigrazione di massa”, ecc…

La Svizzera, introducendo la libera circolazione delle persone con gli stati dell’UE ha fatto il passo più lungo della gamba. Nemmeno gli USA, il Canada, l’Australia, che sono le classiche destinazioni della migrazione, conoscono la libera circolazione delle persone con altri stati. Anzi, hanno adottato una politica migratoria rigorosissima. La Svizzera invece, pur disponendo di standard economici, sociali e fiscali troppo diversi rispetto agli stati che ci circondano, ha concesso la libera circolazione all’UE, ad alcune centinaia di milioni di persone.
Negli scorsi 5 anni sono entrate in Svizzera in media ca. 70’000 persone all’anno in più, rispetto a quelle che hanno lasciato il nostro Paese. Questo massiccio afflusso ha generato tra l’altro in parecchi cantoni grossi disagi e malumori: strade continuamente intasate soprattutto nella zona densamente popolata dell’Altopiano, penuria di alloggi, aumento sproporzionato del costo degli immobili, alto tasso di disoccupazione anche nei momenti di alta congiuntura, grossi ostacoli strutturali nelle scuole, nella sanità, ecc. L’UDC chiede di poter regolare l’afflusso di persone straniere in base alle effettive necessità del mondo del lavoro, come già si faceva con esiti positivi prima dell’introduzione della libera circolazione delle persone con L’UE. Queste sono le mie considerazioni alla domanda sullo stop all’immigrazione di massa. Per quanto riguarda le “pecore nere” si dovrebbe fare un altro discorso, quello sui criminali stranieri.


Gli stessi argomenti utilizzati su scala nazionale dal suo partito in riferimento agli stranieri e all’immigrazione, pensa siano attuali anche per la Valposchiavo?

Gli argomenti sono validi ovunque, poiché ne va delle sorti dell’intero Paese. Non tutti i cantoni sono però colpiti allo stesso modo. Le zone densamente popolate a ridosso della frontiera subiscono ricadute diverse rispetto alle zone di montagna, meno popolate e quindi meno esposte, come per esempio la Valposchiavo.


Una cosa che davvero non sopporta degli immigrati o stranieri che vivono in Svizzera?

Quando non riconoscono il nostro ordinamento giuridico e istituzionale. Inoltre, nel campo delle ingerenze dall’estero, mi danno molto fastidio i tentativi di intromissione come è il caso delle autorità tedesche che, nell’ambito dell’accordo sulla fiscalità, pretendono di inviare i loro commissari negli istituti bancari del nostro Paese.


Una cosa che invece riconosce come fattore positivo di queste stesse persone?

Mi fa molto piacere quando persone immigrate si riconoscono nei valori del nostro Stato di diritto e apprezzano il federalismo come antidoto alla centralizzazione. In Svizzera il potere pubblico è prima di tutto nelle mani dei comuni, poi dei cantoni e solo alla fine della Confederazione. Anzi, questa consapevolezza di apprezzare il nostro Paese come organizzazione decentralizzata, la si nota in particolare tra le persone immigrate della prima, della seconda o della terza generazione.


Potrebbe citarmi un esempio positivo che riguarda l’immigrazione in Svizzera e uno negativo?

Va considerato positivo l’apporto di tutte le persone che contribuiscono in modo attivo alla crescita del nostro Paese. È negativo il fenomeno di persone residenti in Svizzera o di svizzeri residenti all’estero che sostengono organizzazioni criminali di passatori o che non fanno nulla per arginare il fenomeno.


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Una cosa che davvero non vorrebbe si dica dell’UDC?

Non vorrei che parlando dell’UDC si pensi solo alla politica migratoria. È importante rilevare che l’UDC si batte per meno tasse e meno burocrazia, che si impegna per non legarsi istituzionalmente all’UE e per non aderirvi, che combatte la centralizzazione strisciante, che ha denunciato gravi casi nella gestione di enti pubblici (vedi il caso Hildebrand, l’ex presidente della Banca nazionale che nel suo importantissimo ruolo per la stabilità monetaria del Paese, si permetteva di fare affari privati con valute estere), che critica apertamente l’attuale politica energetica, non studiata a fondo, troppo esposta al pericolo di dipendenza dall’estero, troppo onerosa per la nostra economia e per la popolazione. Inoltre questa confusa politica energetica non dà garanzie per poter contare su sufficiente energia a prezzo conveniente e mette in pericolo l’esistenza di numerosi stabilimenti industriali e di posti di lavoro.


Il pregio che invece vorrebbe venisse riconosciuto al suo partito?

Il pregio principale riguarda il no di misura all’adesione allo Spazio Economico Europeo (SEE) nel 1992. Se avessimo aderito, avremmo accettato anche la clausola evolutiva dei rispettivi accordi e molto probabilmente saremmo già nell’UE, poiché l’evoluzione della legislazione europea avrebbe indebolito notevolmente il diritto della democrazia diretta e il valore del federalismo. C’è chi è ancora amareggiato oggi per il no allo SEE, io credo invece che l’UDC e in particolare il suo esponente di spicco Christoph Blocher meritino un riconoscimento incondizionato per la lungimiranza. Ora, alla luce di gravissimi problemi strutturali e finanziari dell’UE, ci accorgiamo quanto sia stato importante per la Svizzera mantenere la sovranità e l’indipendenza. Tutto questo è stato possibile grazie ai diritti popolari, poiché nel 1992 la classe politica (esclusa l’UDC) e quasi tutti gli esponenti della finanza e dell’economia erano favorevoli allo SEE.


Una domanda alla quale vorrebbe poter dare risposta nell’immediato, se pensa al tema dell’immigrazione in svizzera?

Desidero che quando si tocca il tema dell’immigrazione si faccia la distinzione tra chi chiede l’asilo e chi entra in Svizzera in virtù della libera circolazione delle persone.
Per quanto riguarda l’asilo, la Svizzera continua a dare prova della sua tradizione umanitaria. Le persone che sono perseguitate per motivi politici, etnici o religiosi ricevono il diritto d’asilo. Purtroppo la situazione è sempre meno sotto controllo. L’anno scorso il numero dei richiedenti superava le 20’000 unità (nel 2007 erano 10’000). Nel primo trimestre di quest’anno siamo già a quota 7000. Da notare che la stragrande maggioranza di loro non sono perseguitati nel paese d’origine.
Quanto alla libera circolazione delle persone dall’UE la nostra alta congiuntura rende attrattiva l’immigrazione. La clausola di salvaguardia con 8 paesi dell’est europeo, decisa dal Consiglio federale il 18 aprile scorso, ha solo un effetto molto limitato e di breve durata. L’UDC teme che in caso di recessione le nostre assicurazioni sociali si troveranno di fronte a situazioni molto gravi e onerose. Per questo l’UDC raccomanda di chiedere all’UE una rinegoziazione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. La stessa rivendicazione riguarda anche gli accordi di Schengen e Dublino. Ne va della stabilità e dell’ordine pubblico, che uno stato di diritto deve garantire alla popolazione.


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Inoltre:

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Josy Battaglia




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