Stranieri e immigrati in Svizzera ed in Valposchiavo
Dite la vostra!
Esprimetevi sulla questione degli stranieri!
Avete letto le argomentazioni di Livio Zanolari e Silva Semadeni, due esponenti dalle origini valposchiavine di due partiti svizzeri, che sul tema degli stranieri e dell’immigrazione si ritrovano distanti nel pensiero.
È vero, come dice Zanolari, che l’UDC non si occupa solo del tema dell’immigrazione, e che sarebbe azzardato riassumere il lavoro di questo partito a quanto concerne la tematica che portiamo in questa rubrica. Al tempo stesso, mi interessava capire meglio le ragioni di un esponente dell’UDC sull’argomento, e per contrapposto capire come mai invece un esponente del partito socialista possa pensarla in maniera diametralmente opposta. Insomma altre tematiche non avrebbero forse evidenziato altrettanto le differenze.
Dove riscontriamo dunque diversità, dove invece similitudini, dove invece si evade la questione, una questione importante e sempre più d’attualità, mettendo sul piatto un discorso evasivo?
Lascio che siano i lettori ora ad esprimersi in merito. Ringrazio particolarmente i nostri due interlocutori per la totale e pronta disponibilità nel partecipare alla formazione di un’opinione pubblica anche attraverso una rubrica come questa, che non nutre ambizioni particolari, se non quella di tentare come sempre di capire meglio “Le ragioni degli altri”.
Il tema è attuale, anche e soprattutto grazie alla sezione valposchiavina del Partito Socialista, che tempo fa ha proposto alle autorità comunali competenti di introdurre nella costituzione comunale il diritto di voto per gli stranieri anche a Poschiavo, come già ha saputo fare per esempio la Valbregaglia.
- E voi, che ne pensate dell’iniziativa del PS? Siete favorevoli o contrari?
- Cosa pensate degli stranieri che vivono in Valposchiavo e in Svizzera?
- Cosa vi ha colpito delle due interviste?
- Il vostro pensiero si avvicina più a quello di Zanolari o a quello della Semadeni, e in che termini?
- Quando vi sentite stranieri?
- Quando invece vi sentite svizzeri?
Lascia il tuo commento qui sotto! La tua opinione conta!
Per approfondire:
- “Certi partiti sfruttano il problema dell’immigrazione”
- UDC, stranieri e immigrati in Svizzera ed in Valposchiavo
Inoltre:
- Leggi l’articolo di introduzione alla nuova rubrica “Le ragioni degli altri”
- Tutti i contributi de ”le ragioni degli altri” li trovi nella rispettiva sezione de IL BERNINA
- Chi volesse proporre dei temi, lo può fare scrivendo a Josy Battaglia, al seguente indirizzo: jobatta@bluemail.ch
- Tutti gli articoli delle discussioni precedenti li trovi qui: Discussioni -> Le ragioni degli altri -> per visualizzare le varie discussioni soffermarsi col mouse sulla voce “Le ragioni degli altri”
[nella foto piccola lavoratori stranieri in Valposchiavo]
Josy Battaglia


















Negli ultimi contributi ci sono delle frasi che fanno riferimento alla criminalità straniera. Raccolgo lo spunto, un po’ come si fa con un “3 e 4 di ritorno per assicurarsi il 7 bello”.
Io non sono convinto che i nostri avi emigranti si siano sempre comportati bene. Non ho prove per dimostrarlo. Semplicemente non ci giurerei. E non lo farei per il seguente motivo:
Uno non commette reati perché rumeno, americano o svizzero. La nazionalità, l’etnia non c’entra e suggerire il contrario è a mio avviso pericoloso perché si rischia di innescare del razzismo, dell’odio.
Uno dei fattori principali che porta a commettere dei reati sono secondo me le condizioni di vita di una persona. Se una persona ha un lavoro, se ha la possibilità di partecipare alla vita sociale, di ottenere stima da parte delle persone e della comunità che le stanno attorno, più difficilmente infrangerà la legge. Semplicemente non ne avrà bisogno. Non ne avrà bisogno né per sfamarsi, né per ottenere altri beni materiali, né per dimostrare a se stessa e agli altri di saper far qualcosa (sia pure un atto criminale).
e fanno 20, commenti, che in un modo o nell’altro ci aiutano ad avere uno sguardo più complesso sul tema degli stranieri, dell’immigrazione, sul diritto di voto agli stranieri, ecc…
come detto, c’è un po’ di tutto nel calderone, e non credo sia tanto un male, anzi… libertà nel definire di cosa stiamo parlando innanzitutto. Un dato su tutti dunque: il tema è attuale e attira l’interesse di più persone. Già qui ci potremmo chiedere “perché?”. Non so dare una risposta ma in un certo senso la cosa mi fa piacere. Se ne parliamo possiamo rendere più flessibili ogni tipo di posizione estrema, che sia tendenziosa verso una o l’altra parte. Poi sulle parti possiamo discutere…
Tornando molto praticamente alla questione del diritto di voto agli stranieri in valposchiavo, non vedo grandi controindicazioni nel concedere questo diritto. Infondo stiamo parlando di un gesto che mostra rispetto a persone che vivono (hanno domicilio) e lavorano nel nostro paese. Infondo si tratta dello stesso rispetto che tutti desidereremmo probabilmente ricevere se ci trovassimo noi in un altro paese o in condizioni di minoranza verso chi si trova nella condizione di accoglierci.
Insomma, cosa c’è da perdere a dare il diritto di voto agli stranieri? Cosa può succedere di così disastroso? Secondo me sarebbero più i vantaggi (anche fosse solo quello di aver creato i presupposti per ricevere del rispetto dimostrando grande rispetto) che svantaggi…
Salve a tutti,
Noto con piacere che la discussione si stà accendendo,e questo mi paice, BRAVO Josy.
Mi é piaciuto il commento del Signor Gianoli, uno straniero ben integrato, che tiene alla nostra valle, che io per primo farei votare a livello comunale.
Certo che gli stranieri servono al nostro paese, e se trovano un buon posto di lavoro meglio per tutti, per la stessa persona e per il comune di residenza che incassa le tasse. Cosa diversa per i frontalieri, che lavorano si… ma mangiano il paninoportato da casa o vanno a Tirano in trattoria per non sperdere un franco nella nostra valle.
Ma tutto funziona fino a quando lo straniero rispetta le nostre leggi, in caso contrario, alcuni anni fa il popolo ha votato “giustamente” per l’espulsione degli stranieri violenti, io stesso li caricherei sul primo aereo a pedate, come a pedate manderei un mio paesano in carcere se sgarra, perché dobbiamo tenerli noi questi personaggi? e dargli ancora vitto e alloggio a nostre spese???.
Non basta pagare le tasse a livello cantonale e federale per poter votare, troppo semplice ,se si vogliono gli stessi diritti ci vogliono anche gli stessi doveri…oppure diventare Svizzeri, passando per una votazione comunale.
Saluti Mandy
sperando di non venir etichettato come razzista o estremista o quant`altro vorrei esporre qualche pensiero: la cosa importante non è tanto ” estero o straniero”( forse parole usate per ottenere a volte una corsia preferenziale)ma il rispetto gli uni verso gli altri e il rispetto della proprietà altrui! Se mancano queste due componenti allora il gioco si rompe e, non dipende tanto la religione, la lingua o la cultura ma la persona stessa.
I nostri avi, che volenti o nolenti, sono emigrati in cerca di fortuna, sicuramente hanno portato rispetto per le popolazioni e per le leggi dei paesi ospitanti, ottenendo cosi`fiducia e benevolenza, tanto di cappello per questi lavoratori, che non hanno sicuramente avuto vita facile!
Tutti coloro che lavorano e guadagnano sono tenuti a pagare le tasse e quant`altro poichè tutti usufruiscono dei servizi pubblici( scuole, ospedali…), solo cosi`il sistema funziona!
Sul fatto di dare il diritto di voto penso che i tempi siano ancora molto lontani, perchè non basta un po`di ” svizzerismo” per potersi esprimere su fatti di una Nazione che non sia la tua, non conoscendo le tematiche perchè molto spesso le votazioni sono legate alle radici elvetiche. Abbiamo a volte già difficoltà a comunicare fra noi svizzeri con la nostra pluricultura elvetica, cosi`diversa eppure cosi`vicina!Questa tematica per lo straniero in Svizzera è dovuta al fatto della diversità di cultura e pensiero portata dal proprio paese, che non è cosi`facile da provare a cambiare o cercare di capire, ci vuole tempo!
Non facciamo di tutta l`erba un solo fascio e distinguiamo la persona che si impegna a favore del bene comune e invece della persona, che per scelta o per motivi suoi, non voglia integrarsi, non dimentichiamo che ci sono anche queste persone pur anche se poche!
La maggior parte dei lavoratori onesti che risiedono con magari anche la propria famiglia, hanno già spesso e volontieri il rispetto dei vallerani:
Qualsiasi persona , svizzera o no, deve rispondere delle proprie azioni, e di conseguenza pagare per gli errori commessi, solo cosi`si puo`garantire EQUITA`verso tutti i cittadini.
Franco Andreazzi, Annunziata
Tutti pensano che gli stranieri vengono qui a rubarci il lavoro, ok va bene!!!!!!! Quanti sono gli svizzeri che vanno in un buco, tutto il giorno a ” pic e pala” in mezzo alla melma o in mezzo alle fogne???? Quanti sono gli svizzeri che fanno lavori pericolosi????? Quanti sono gli svizzeri che fanno gli sguatteri negli Hotel della Valle?????
Noi svizzeri dobbiamo fare gli avvocati, ingenieri, se non siamo tutti studiati non siamo niente.
Mio marito è portoghese, fa un lavoro duro fisicamente e pericoloso, nella ditta dove lavora sono in 17-18 persone; indovinate quanti sono gli svizzeri????? 2 I CAPI. Tedeschi, italiani, portoghesi, polacchi, queste sono le persone che lavorano dalla mattina alla sera per portare a casa una misera paga, per mantenere moglie e figli svizzeri.
Tutti i lavoratori che hanno la residenza qui, che hanno le stesse “spese” che abbiamo noi svizzeri (comprese le imposte comunali, cantonali e federali). Penso che il diritto al voto non sarebbe un lusso.
Grazie a tutti gli stranieri che fanno i lavori che NOI non ci abbassiamo a fare!
Io mi chiedo se alcuni si rendono conto che gli stranieri ci vanno bene
Patti
Cara Patti,
Nessuno ha mai detto che gli stranieri non siano ben accetti o necessari nel nostro paese, anzi il loro contributo in molti settori é indispensabile, mai detto il contrario.
Molti miei colleghi stanno a più di 2000 km dalle loro famiglie, per settimane, mesi ,prima di far rientro nel loro paese, e sicuramente é molto frustrante una situazione simile, però non dimentichiamoci che a fine mese portano a casa salari di 3000.-, 4000.- o 5000.- netti, contro i 700 euro che prenderebbero nel loro paese d’origine.
La mia intenzione non era quella di attaccare gli stranieri in Svizzera, le mie erano riflessioni in un caso che la Svizzera entrasse in crisi, cosa che probabilmente, “spero di no” nel campo dell’edilizia possa accadere a partire dal 2013, visto il blocco delle case secondarie. Allora in un caso simile, mi auguro che gli apprendistati di muratori, falegnami, elettricisti ecc …servino a qualcosa, ossia ad avere la precedenza su un posto di lavoro a livello privato, comunale o cantonali, altrimenti perché facciamo un’apprendistato? Solo per avere un pezzo di carta appeso al muro del salotto???.
Sono quasi vent’anni anni che lavoro su un ramo edile,e lo so che è un lavoro molto dispensioso dal lato fisico e pericoloso, costruzioni stradali, sotto il sole d’agosto, con il catrame che ti cuoce i piedi a 180 gradi, o in fossati di tre o quattro metri sotto terra, e non é la sensazione molto piacevole, e sono un semplice muratore Svizzero, con un pezzo di carta appeso al muro del salotto. E quando vedo ingenieri, avvocati o dottori ,non provo invidia, ma ammirazione per gli studi che hanno portato a termine.
Viviamo in un paese che per il momento può dare lavoro a Svizzeri e stranieri, e mi auguro che questo benessere possa continuare per molti anni ancora.
Saluti Mandy
Un solo commento veloce, postato da uno straniero.
Faccio riferimento alla mia esperienza personale: il mio “lavoro” a Poschiavo era stato messo a concorso tre anni fa e quando mi è stato proposto nessuno svizzero si era candidato. Segno che, in questo caso come per altri impieghi, la presenza del lavoro straniero può essere necessaria.
Da tre anni, dunque, vivo a Poschiavo. Da due anni sono anche residente, quindi abitante del comune di Poschiavo che paga le imposte e partecipa alla vita della comunità come tutti gli altri. Anzi, forse in alcuni casi, anche con maggior passione di chi a Poschiavo è nato.
Non voglio toccare la questione della limitazione degli stranieri, ma quella dei diritti sì. Se i doveri sono pari a quelli di un cittadino elvetico che risiede a Poschiavo, ritengo sia giusto che uno straniero che vi risiede possa esprimere il proprio voto per questioni che riguardano la vita comunale o della valle.
Nel mio caso, in questi tre anni, ho guardato con interesse e mi sono informato sulle elezioni del podestà o sui referendum.
Situazione diversa credo sia quella del voto per questioni cantonali o federali. In quel caso i miei doveri non sono gli stessi di un cittadino svizzero. Un esempio su tutti è quello del servizio militare cui io non sono tenuto. Credo quindi, se i miei doveri sono diversi a livello cantonale e federale, di non dover avere accesso nemmeno agli stessi diritti.
Grazie Alberto per il tuo contributo, l’ho trovato interessante soprattutto perché apri una riflessione sulla questione diritti e doveri. Effettivamente cercare di tracciare una via di condivisione sul fatto che chi vive e lavora in Svizzera oltre a dei doveri possa vantare anche dei diritti, mi sembra cosa utile. Il tutto ha anche un riscontro pratico, e credo condivisibile. Esempio: se un cittadino non svizzero lavora e vive a Poschiavo, l’interesse potrebbe essere probabilmente quello di partecipare alla vita comunitaria e politica di Poschiavo, e forse meno della patria Elvezia… forse… in ogni caso credo gli potrebbe interessare, se vivesse, lavorasse e pagasse le tasse nel comune di Poschiavo, poter anche votare chi a livello politico lo rappresenti, oppure esprimersi su decisioni riguardanti il suo habitat quotidiano.
Quindi perché no, un voto anche per gli stranieri domiciliati e che lavorano in Valposchiavo? Sarebbe un buon inizio. Se c’è qualche bregagliotto che segue la rubrica ci dia per favore testimonianza di come stanno andando le cose in Valbregaglia (da come ho capito in Valbregaglia gli “stranieri” hanno diritto di voto)…
Riflessioni sull’emigrazione in quà ed in là e viceversa!
Da un riassunto che mi fu riferito dai nonni e genitori, i poschiavini che ebbero la fortuna di potersi guadagnare la pagnotta all’estero, – sia in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Russia, Inghilterra ed oltre Oceano – non si immischiarono mai nella politica, ben sapendo che gli affari onesti li svolgevano con tutti – Vescovi o Preti, Autorità o chicché sia, anche certi che la politica fu ed è dappertutto un disastro! Ed i poschiavini all’ ” estero” tenivano assieme; ricordo: mio padre che viaggiava in automobilegià dal 1920 al 1942 in Spagna ha ricevuto molte multe per eccesso di velocità – già allora! Sapeva che i bollettini per le multe stradali venivano spedite tutte alla Polizia Stradale Spagnola a Madrid, il quale Capo era un amico di mio padre di Poschiavo un certo Mengotti – o Monigatti? – che incestava subito le multe riguardanti ” Arnaldo Semadeni!
Quando fui ” all’estero” nella Svizzera tedesca, mi sentii spesso mal trattato moralmente! La prima parola svizzero tedesco che imparai fu: copfertori du huera cink!
Piu tardi andavo spesso con amici italiani nei ritrovi degl’emigrati italiani – “Missione cattolica immigrati Italiani” – gestita da Preti italiani con la sottana nera e 30 bottoni dal collo in giu, come al tempo di ” Renzo e Lucia, di Alessandro Manzoni”! E siccome sapevo bene le lingue, funzionai come interprete nei occasionali conflitti con la Fabbrica, dove certi ” svizzerotti, come ora un conosciuto partito politico”, mi scrutavano come ” straniero” con delle smorfie oblique! In effetti, sentii, come veniva ” trattata” la cosiddetta ” manodopera straniera” sulla mia pelle!!!
Questo w-end mi trovo a Zurigo e qui sicuramente il tema stranieri e immigrazione è tutt’altra cosa che in valle. Passeggiando in certi quartieri o entrando in certi negozi o locali pubblici puoi addirittura sentirti lo straniero fra i tanti stranieri. Nelle città ovviamente il fenomeno è concentrato, ma la convivenza in generale funziona, anche se l’integrazione è una sfida perenne per le autorità.
Ma torniamo alle nostre latitudini. A mio avviso bisogna distinguere fra gli stranieri residenti e gli stranieri frontalieri. Essendo zona di confine la Valposchiavo attira innumerevoli lavoratori dal bel paese, circa 800 e più su 4500 abitanti !! Una cifra considerevole che serve però all’economia locale. Questi stranieri non si integrano per niente nel tessuto sociale perché non ne sentono il bisogno. Vanno e vengono tutti i giorni. Del nostro paese conoscono il minimo necessario che serve per lavorare e niente più. Ogni tanto questo atteggiamento crea attriti e invidie con i cittadini svizzeri che li vedono come approfittatori.
Altro discorso sono gli stranieri residenti e qui non penso ai tanti italiani che magari non distinguiamo neanche, ma mi riferisco per esempio alla comunità portoghese, nettamente la più numerosa. Questi vengono tollerati dalla popolazione finchè non creano disturbi e perché lavorano ! Problemi si manifestano solo quando un gruppo diventa troppo numeroso e concentrato, come è già successo nella vicina Engadina.
Ma piano piano anche loro ci tengono ad integrarsi e mettono addirittura radici, comprando immobili. A questi stranieri si potrebbe col tempo concedere un certo diritto di partecipazione alle decisioni politiche.
Per finire mi sento orgogliosamente svizzero quando le nostre leggi democratiche obbligano anche quelle persone che non riescono a capirle, a rispettarle.
È strano come pensando agli stranieri in Svizzera, spesso e volentieri non si prendano neanche lontanamente in considerazione i lati positivi che questi possono portare al nostro paese. Già, come ad esempio la possibilità di confrontarsi culturalmente e di imparare gli uni dagli altri.
Come sottolineato da Josy, la diversità di opinione crea ricchezza intelletuale. Bene e la diversità culturale allora? Abbiamo mai pensato a che ricchezza può portare con se questa?
Non convinciamoci del fatto che “lo straniero” è colui che viene a rubarci i posti di lavoro ed a creare casini ed incidenti per il semplice fatto che, questo, è il concetto più superficiale, banale e semplice da formulare. C’è ben altro sotto, basta voler vedere con i proprio occhi.
Uno straniero domiciliato da anni a Poschiavo, che lavora e paga le tasse come chiunque, che magari ha famiglia e che come gli altri cittadini vuole il bene di questa valle, della sua valle, dovrebbe poter esprimere la propria opinione. E questo a livello comunale, cantonale e federale.
Elisa
La diversità culturale in Svizzera, dal mio punto di vista, è un bene per tutti. Non viviamo di tre culture diverse. Le culture che si mischiano però non comportano solo vantaggi, ma anche sfide dal punto di vista dell’integrazione, che vanno affrontate con la serietà dovuta. In tal senso la Svizzera funge da modello in europa, soprattutto se penso a come italofoni, francofoni e germanofoni (si dice così?) hanno saputo nei secoli andare più o meno d’amore e d’accordo… Non capisco dunque perché invece dovremmo sfoggiare un qualcosa simile al razzismo quando si parla dell’integrazione di gente che viene dall’est o dai paesi del sud. Mi hanno dato e continuano a darmi fastidio i manifesti elettorali di qualsiasi partito che fanno della diversità culturale e dell’immigrazione un pretesto, coniando termini come “scontro di civiltà”, ecc… fomentando una politica che definisco “politica della paura”, un modo di fare politica secondo me non utile.
Ciao Josy,
non vorrei passare per un estremista di destra, ottuso e crudele ,ci mancherebbe. Io lavoro con molti stranieri e il mio rapporto con loro é ottimo. Ma non bisogna esagerare ad aprire le frontiere, diamo la possibilità ai nostri giovani di trovarsi un lavoro e di crearsi una famiglia ,e un posto lavoro sicuro, é alla base di questo progetto.
Per il voto agli stranieri potrebbe andare, ma solo a livello comunale, ma con regole chiare e precise, per esempio domiciliati nel comune da almeno dieci anni.
A livello cantonale e federale un secco NO, perché non trovo giusto che uno straniero, anche se ben integrato, possa decidere su argomenti come per esempio esercito, politica d’asilo, minareti ecc.
Salve a tutti,
e complimenti per l’articolo Josy, io sono a favore per la limitazione degli stranieri in Svizzera.
BASTA stranieri che rubano il lavoro ai nostri giovani, fino che la Svizzera è in grado di dare lavoro agli stranieri ben vengano, ma in caso di crisi… Padroni in casa nostra, precedenza agli Svizzeri.
Perché in molti paesi Europei la destra stà avanzando? forse perché la disoccupazione sfiora il 30%, vedi Spagna , il 22% vedi Portogallo. Per ora va tutto bene ma aspettate il prossimo anno ,quando l’edilizia crollerà e molta gente resterà a casa. Allora “certi partiti che sfruttano la paura verso gli stranieri” come qualcuno scrive guadagnerà punti….molti punti.
Saluti Mandy
Ciao Sandro,
mi fa particolarmente piacere che anche la tua opinione trovi spazio in questa rubrica. Come detto, la diversità di opinione, secondo me, crea ricchezza intellettuale. Per dirla in parole povere, dove la gente si sente di dire ciò che pensa, c’è una buona premessa “politica”, almeno per come intendo io la politica.
Sandro porti una tematica importante, quella dell’immigrazione legata anche ai lavori nel campo dell’edilizia. Come nell’edilizia, se penso per esempio all’Engadina, anche nella gastronomia “viviamo” dell’apporto degli stranieri, o comunque sempre più di manodopera che essenzialmente non è formata da svizzeri. Chi lasceranno a casa quando la crisi si farà sentire è un qualcosa che ancora non sappiamo. È vero che il tasso di disoccupazione aumenta nei paesi europei, è anche vero che è a livelli davvero minimi dalle nostre parti, anche se le statistiche, secondo me, non rispecchiano pienamente la realtà. Basta pensare al fatto che chi esce dal diritto alla disoccupazione, spesso va a carico dell’assicurazione invalidità o a carico dell’assistenza pubblica (entrambe in aumento), ed escono quindi dalle statistiche legate alla disoccupazione.
Ma tu Sandro, il voto agli stranieri che vivono, lavorano e hanno domicilio a Poschiavo, lo concederesti? Perché no infondo, se pagano le tasse come ogni svizzero, perché non dovrebbero poter decidere con noi del futuro del nostro paese?
saluti di nuovo e grazie per il contributo.
Mi sa che Arianna Nussio abbia fatto una bella lezione ai due politici intervistati da Josy battaglia. E l’ha fatta anche a chi sta alla finestra a guardare, e a chi legge IL BERNINA. Grazie e complimenti.
Come spesso mi capita, vorrei tanto citare, anche in questa occasione, Edgar Lee Master: “E io ti dico, Spoon River, / e dico a te, o Repubblica, / guardatevi dall’uomo che sale al potere
e una volta aveva le pezze al culo.”
Sono figlio di un panettiere di Brusio e il mio bisnonno fece lo “straniero” a Santiago de Compostela perché la Valposchiavo era povera.
Dovremmo essere a pari con gli stranieri che da tempo lavorano qui da noi. I nostri figli/e potrebbero trovarsi nella medesima situazione lavorando all’estero. Cito : quattro generazioni della famiglia Semadeni ( padre) e quatro della famiglia Fanconi (mia madre) lavorarono all’estero, un po’ per tutta l’Europa, trovandosi dappertutto ” a casa”. Per poi – chi ebbe fortuna – ritornare a Poschiavo – con chi piu chi meno un bel gruzzoletto!
In questa occasione vorrei citare i due volumi – che ho qui davanti – intitolati:
DAI SENTIERI DEL PASSATO IN ” TERRA DI NESSUNO “, autobiogafia di un emigrato italiano inSvizzera, di Sergio Giovanelli-Blocher, tuttora vivente a Bienna / Biel.
Fra altro: credo sia un citato di Dürrenmatt :
SI IMPORTARONO LAVORATORI ED ARRIVARONO GENTE UMANA
Fra l’altro anch’io naqui all’estero, precisamente a Puentecesures vicino a Pontevedra proprio vicino a Santiago de Compostela ( per te Danilo) Spagna, dove i miei genitori lavoravano nell’ Inustria Lechera Montanesa SA, Nestlé
Sono pienamente d’accordo con le idee di Silva Semadeni, brava. I gattacapi dei cosiddetti Partiti Politici seguiranno – e saranno risolti?
Ho letto con interesse le due interviste e sono anche io dell’opinione che l’emigrazione sia una questione molto delicata.
È effettivamente difficile stabilire quante persone un paese piccolo come la Svizzera possa accogliere, senza creare un disequilibrio al suo interno (troppi lavoratori per pochi posti, conflitti culturali ecc.). Credo che a questa domanda non abbia per ora una risposta né il PS, né l’UDC e forse nemmeno il padre eterno.
Tuttavia credo che la Svizzera sia un bel paese che funziona anche grazie alla presenza di persone provenienti da fuori: penso ai dirigenti di grandi aziende, agli operai, agli artisti, ai lavoratori del settore gastronomico, ai bambini, alle commesse, ai professori universitari, ai vicini di casa, alle badanti…Gli emigrati fanno la loro parte anche nei successi della Svizzera, non sono solo protagonisti di crimini e incidenti stradali.
Per questo penso si debba stare molto attenti a non creare paure e generare odio – come l’UDC certamente fa trasformando i minareti in missili e paragonare le persone alle pecore – ma nemmeno vedere il mondo con gli occhiali rosa, come fanno alcuni esponenti della sinistra (non mi riferisco né a Livio Zanolari e neppure a Silva Semadeni).
I principi che devono guidare la Svizzera stanno scritti nella costituzione http://www.admin.ch/ch/i/rs/1/101.it.pdf e qui si parla nelle prime righe anche di pace, spirito di solidarietà e apertura al mondo, valori che mi rendono orgogliosa della mia cittadinanza.
Cosa ne penso degli stranieri che vivono in Valposchiavo?
Mi rifiuto proprio di usare la parola straniero e di usarla come categoria, ancor di più di giudicare le persone in base a questo unico criterio. Chi sarebbe questo straniero? Il pasticcere italiano che mi prepara le torte? Il ragazzo portoghese che lavora le erbe per la tisana che bevo? La mia amica polacca che vende il pane? Il signore ungherese che ha fondato il museo d’arte? La cameriera rumena che mi preparava il caffè? La signora che cucina thailandese per i poschiavini? Le prostitute ucraine? Il prete messicano? I minatori austriaci che lavorano nel cuore della montagna per il progetto Lago Bianco? Io in qualsiasi posto che non sia la Valposchiavo?
L’unica razza che conosco è quella umana!…lo diceva Albert Einstein
Salve a tutti,
e grazie per gli interventi.
Che dire, ho buttato un po’ tutto nel pentolone, abbastanza consapevolmente, per dare la possibilità di spaziare ampiamente dentro la tematica… cercando di non limitare troppo chi volesse dire qualcosa sul tema “stranieri in Valposchiavo ed in Svizzera”…
In tal senso ringrazio i due intervistati, anche perché non era facile spaziare dentro un tema così ampio, cercando al tempo stesso di dire, di entrare nel concreto.
Arianna ci ha riportati all’essenza della domanda: ma chi sono gli stranieri? e io che rapporto ho con lo straniero?
Arnaldo ci ricorda che in un tempo non troppo lontano (magari in terra spagnola, ma non solo) gli stranieri erano i valposchiavini. Chissà come li chiamavano, che soprannomi gli davano, che lavori facevano all’estero e cosa pensavano di loro. Visitando il museo de los emigrantes, a puerto madero, buenos aires, ho scoperto che nel 1922 (se non erro, in ogni caso a inizio secolo) in Argentina ci fu una votazione in parlamento per decidere se l’italiano dovesse diventare lingua nazionale o meno. Non passò per pochissimi voti, altrimenti oggi oltre a Italia e Svizzera, anche in Argentina si parlerebbe la lingua di Dante.
Tornando alla domanda di fondo, allo spunto di discussione, cosa ne pensate di permettere agli stranieri che vivono a Poschiavo di recarsi alle urne a votare? Quali svantaggi e quali vantaggi secondo voi per la nostra valle?
Cosa muove le motivazioni dei soci del Partito Socialista in Valposchiavo? Tutti matti o qualcuno di voi condivide le loro motivazione? (vedi anche articolo citato nell’introduzione in cima alla pagina…)…
Noto che spesso gli argomenti per una limitazione degli stranieri in Svizzera, arrivano da gruppi politici rappresentati da chi fa la propria fortuna (economica) proprio grazie alla presenza di lavoratori esteri nel nostro paese.
Se guardiamo alla nostra realtà economica locale, il discorso è ancora più evidente. O i lavoratori frontalieri non sono “stranieri”? Molti posti di lavoro in Valposchiavo sono occupati da lavoratori esteri perchè i poschiavini preferiscono fare altri lavori, magari meno umili, o meglio retribuiti: ma non sempre.
Mi disturba chi tenta di “sfruttare” politicamente il tema stranieri in svizzera. E’ un argomento che va’ discusso con molta serietà e al tempo stesso in maniera serena. Non voglio dimenticare pure io, che mio nonno Attilio andò in Francia a 14 anni, e fu costretto a lavorare lontano da casa fino all’età di 27. Non certo per opportunismo, ne per piacere.
Un complimento Arianna, per la luciditâ e l’esposizioine dei tuoi argomenti, che condivido.
Bruno Raselli, Le Prese