Plinio Pianta esce dal CdA di Raiffeisen Valposchiavo
Pensieri e riflessioni per il mio commiato dal Consiglio di amministrazione
Un’esperienza quasi trentennale.
Quando il presidente, il nostro Tino, mi ha chiesto qualche tempo fa di dire qualcosa delle mie diverse esperienze nelle Casse/Banche Raiffeisen della Valle in occasione della mia partenza dal CdA, specialmente nella serata BR a Brusio, mi son chiesto se ciò fosse il caso e opportuno. Ebbene mi sono dovuto dire che Tino su questo tema aveva ragione considerando la mia quasi trentennale appartenenza agli organi direttivi di diverse Casse/Banche Raiffeisen vallerane.
1. Raiffeisen negli anni 1950
A parte il fatto che ormai il concetto Banca, anzi Cassa Raiffeisen nella nostra famiglia per es. per tutti, anche per noi bambini, era una questione quasi di ovvia appartenenza, anzi direi affettiva (come fosse data nel nostro DNA, infatti per es. ognuno di noi aveva il “suo” salvadanaio!), questa appartenenza mi era anche molto famigliare, perché crescendo, mi resi sempre anche più conto, che mio padre era stato uno dei protagonisti/ideatori e rifondatori dell’allora detta Cassa rurale Raiffeisen, istituita nel 1953 per aiutare la nostra gente semplice e laboriosa (dopo che una prima Cassa Raiffeisen di Brusio era stata fondata già nel 1902 fra le prime 7 Casse Raiffeisen della Svizzera da Don Pietro Bongulielmi, un nostro lontano parente, Cassa Raiffeisen che purtroppo aveva dovuto chiudere i battenti nel 1925) e che lui, mio padre, dalla rifondazione in poi nel 1953 ne fu presidente ininterrottamente fino alla sua morte l’11 febbraio 1983.
Mi resi conto inoltre che mio padre non era stato presidente tanto per fare il presidente, ma perché egli, condividendo profondamente il grande bisogno e la povertà della nostra gente di allora aveva percepito intensamente quanto gli insegnamenti di Papa Leone XIII nella sua imponente enciclica del 1890 “Rerum novarum” fossero una valida risposta della Chiesa alla necessità di riconoscere in primis la dignità del lavoratore, a quei tempi sfruttato in modo disumano, con lavoro, come si diceva, di magari 15/16 ore al giorno! “Cosa che mi sembrava assai incredibile, ma che potei constatare in seguito personalmente nelle ricerche per la mia tesi sul diritto sul lavoro. Restai per es. scioccato quando appresi che dei signorotti/padroni (fine 1700/ inizio 1800) ricattavano per es. intere famiglie facendo lavorare sia ambedue i genitori, ma pure i figli, così anche i bambini più piccoli di 3-4 anni che data la loro piccolezza dovevano infiltrarsi negli stretti cunicoli delle miniere per estrarre pezzi di carbone o altro!”
Pertanto mio padre era pure entusiasmato dalla geniale idea di Guglielmo Raiffeisen (1818-1888) di creare piccole cooperative di solidarietà specialmente fra operai, contadini e artigiani in ogni paese, proposta concreta ed adeguata a alleviare le sofferenze e sollevare il popolo dall’indigenza.
2. Alcune delle tappe del mio iter trentennale nella BR
Alla morte di mio padre, l’11.02.1983, il comitato di allora della Cassa Raiffeisen mi chiese di entrare a far parte del Comitato direttivo. Ricordo che tale domanda mi fece particolarmente piacere, non tanto perché il Comitato di allora ritenesse questo un gesto di cortesia o quasi dovuto a mio padre, ma perché percepii che il Comitato lo riteneva un tributo a lui per la grande stima che gli portava. Per questo risposi positivamente.
Cominciai come segretario della Cassa Raiffeisen di Brusio… con l’allora presidente, già mio insegnante Piero Rampa (fino al 1990) e ricordo una cosa che mi piacque parecchio… si redigeva il verbale (cioè il protocollo) a conclusione di ogni seduta e, seduta stante lo si approvava immediatamente! Era la prima volta che esperimentavo questo metodo nelle riunioni, metodo magari scarno, ma molto efficace… un modo che applicai e proposi di applicare anche in altre occasioni e associazioni. Non volendo dilungarmi accenno soltanto che seguirono poi i Presidenti Bernardo Bottoni (1990-1997) e Damiano Priuli (dal 1997 fino alla fusione Brusio con Li Curt nel 1999). Nel 1985 avevamo insediato una gerenza a metà tempo, trasformata poi in gerenza a tempo pieno nel 1988. In questo stesso anno si edificava pure la nuova sede di Brusio.
3. La questione fusione/fusioni
Il 19.10.1998 le tre BR vallerane, dopo alcune sedute, crearono un gruppo di lavoro che, sulla scorta dell’insistenza della centrale BR e del Ticino doveva valutare a fondo la ev. disponibilità a fusionare. Destino fu, che chi vi parla, venne chiamato a fungere da presidente di questo GdL per ev. fusioni delle BR. Lo spauracchio allora era che ogni BR avrebbe dovuto arrivare a ca. 100 mio. di bilancio, altrimenti si poteva rischiare, così ci dicevano allora, di perdere la concessione bancaria cosicché si sarebbe arrivati a una fusione coatta… e ciò non più soltanto delle BR Valposchiavo ma anche ev. con le BR dell’Engadina!
Certo è, che questo spettro allora funzionò (per es. la BR Brusio aveva allora una somma di bilancio di ca. 20/30 mio. e quindi con i nostri “assistenti/dirigenti” ticinesi alla lunga sembrò giocoforza dover portare in porto le fusioni al più presto. Dapprima nel 1999 si arrivò alla fusione della BR Brusio con la BR Li Curt (quest’ultima arrivava a una somma di bilancio di ca. 70-80 mio.)… mentre San Carlo si oppose a lungo… fintanto che con il metodo “frustino/zuccherino” si arrivò poi anche alla fusione con la BR San Carlo 2006).
4. Brevi riflessioni e precisazione in merito alle fusioni, a scanso di malintesi
Già il 21.01.1999 nel mio rapporto conclusivo quale presidente del GdL “fusioni” annotavo “potrebbe sembrare che una buona salute e sostanza delle nostre BR non creerebbe necessità di fusionare o che almeno dovremmo evitare di ammalarci della cosiddetta fusionitis (cfr. tutte le fusioni e a tutti i livelli: non solo banche ma imprese, assicurazioni, ma anche a livello pubblico, v. di recente gli enti turistici Brusio/Poschiavo, casse malati, ecc.). Ma ormai anche nel nostro GdL abbiamo dovuto convincerci che la Valposchiavo pur essendo molto in periferia non può o non potrà sottrarsi alla legge sempre più imperativa e senza scrupoli dell’economia”.
A parte il fatto che dove ci sta portando la cosiddetta “sola economia e finanza” lo stiamo esperimentando tutti, personalmente a quel tempo con tutte le rassicurazioni che ci erano state fatte… : che in ogni caso ci sarebbe sempre stata la sede BR a Brusio… che ci sarebbe sempre stato un’adeguata rappresentanza del CdA della BR di Brusio… che si sarebbero sempre mantenuti uno e mezzo/due posti di lavoro a Brusio… ovviamente noi ritenevamo posti di lavoro di brusiesi, ecc… mi sembrava sarebbe stato un pregiudizio da parte mia a non voler dar credito a tutte queste rassicurazioni di Poschiavo nei confronti di Brusio… Mi dicevo che certamente dopo i 350 anni di lotta di liberazione di Brusio da Poschiavo e ulteriori 150 anni di separazione di Brusio da Poschiavo, senz’altro i poschiavini avrebbero compreso la lezione della storia, che a lungo andare è pienamente controproducente voler eliminare o voler sopprimere un ente autonomo anche se più ristretto… si potrebbe dire che allora ho scommesso sulla buona fede.
Purtroppo caro Presidente, cari colleghi del CdA, cari soci: quali sono stati i fatti e le evoluzioni?
… i due brusiesi nel CdA erano infine comunque sempre in rapporto due contro sei… si dice che ormai non si vorrebbe più sostituire con un brusiese la mia partenza, perché i membri del CdA dovrebbero essere un problema di competenze… e non di appartenenza a un territorio, anzi si dice che per fare più profitto e avere più potere le due filiali/sedi esterne (Brusio e San Carlo) sarebbero in fondo una palla al piede… ma dobbiamo anche constatare che mentre prima fra gli impiegati c’erano due brusiesi… da parecchio tempo e fino alla mia partenza, non ne esiste più uno (anche se ovviamente la nostra Sandra è carissima e ben integrata a Brusio con la collaborazione anche del bravissimo Claudio)… e potrei continuare, ma in sintesi caro Presidente Tino, cari colleghi e cari soci questo, quanto detto sopra è la prova evidente, cioè la prova del nove che le fusioni, malgrado tutte le belle dichiarazioni e intenti portano di fatto al soggiogamento del piccolo da parte del grande... stiamo ritornando ai 350 anni prima del 1859 (separazione di Brusio da Poschiavo)? Quando dal 1600 fino al 1859 per es. a livello politico del Comun Grande e dei 12 mandati della Giunta di Poschiavo due erano aggiudicati a Brusio e quelli di Poschiavo dicevano a quelli di Brusio: … ma perché venite in Giunta? Tanto non avete nulla da dire e neanche da decidere!
Devo dire che malgrado i buoni rapporti e collaborazione fra di noi del CdA personalmente di fronte alla realtà dei fatti ho dovuto ricredermi! Mi capirete, non sarebbe stato giusto dire oggi cose non vere. Purtroppo i fatti dicono la verità ed è successo quanto temevo e che speravo dopo le lezioni della storia, non sarebbe più accaduto. È stata un’esperienza dove ho toccato con mano, personalmente cosa è significato metterci insieme e fusionare.
5. Ma cosa vuol dire in fondo ‘fusione’!
A riguardo del tema fusioni, siamo in chiaro: è una questione unicamente economica e finanziaria, per sempre più profitto e più potere. Un fatto questo che non concerne solo ovviamente le BR, ma un fatto come il famoso richiamo delle sirene di odissea memoria (Ulisse!) che tutti oggi rincorrono pensando a fusionare, cioè la concentrazione di potere, ritenendo questo sia poi il talismano contro la possibile ev. crisi, anzi come fosse la salvezza!
Ebbene come giustamente annota uno fra i migliori e profondi conoscitori/osservatori della realtà occidentale comparata a quella mondiale, Rémi Brague, professore di filosofia medievale alla famosa università francese/parigina della Sorbona e titolare della cattedra “Romano Guardini” di Scienze religiose a Monaco di Baviera (in Germania): qual è il vero fondamento della crisi economica e finanziaria europea, anzi mondiale?
Egli nel suo saggio/libro “Il futuro dell’occidente” e in una recente intervista dice: “Occorre distinguere almeno due livelli. La crisi finanziaria, quindi economica, è chiaramente visibile; tutti ne parlano. Io non ho nulla da aggiungere… più in profondità c’è forse un’altra crisi, di natura intellettuale, cioè: culturale, morale e spirituale. Essa dura molto più tempo, non fa troppo rumore, ma si manifesta in modo molto concreto. La più plateale è la crisi della famiglia. Sembra che sia sempre più difficile, prima formare una coppia che duri al di là del capriccio del momento, poi voler mettere al mondo dei figli, e infine assicurare loro un ambiente stabile, restando uniti.”
Egli spiega poi inoltre ancora: “Noi (nella nostra eredità occidentale degli ultimi 100 anni) abbiamo conservato dal marxismo la tendenza a relegare ciò che è culturale nella cos. “sovrastruttura”…” (ben si ricorderà che il marxismo suddivideva: in sottostruttura necessaria i bisogni economici/mentre – negando i bisogni religiosi – relegava i bisogni culturali nella non necessaria sovrastruttura)… in fondo una distinzione che ha fatto poi comodo anche al capitalismo che di fatto l’ha recepita. Ebbene nientemeno che già i romani avevano intuito che il valore di fondo per la società (sia giuridico che morale) non poteva essere altro che ciò che loro definivano con un solo termine “fides”…!: cioè nessuna unione umana corretta sarebbe potuta esistere e resistere senza la “fides” la fede, la buona fede, e cioè senza andare in crisi.
“Fides” si poteva tradurre anche nei termini fiducia o fedeltà, cioè per es. la fiducia nelle istituzioni, il rispetto della parola data, la buona fede, la fedeltà coniugale, ecc. . E ben si noti che tutta la nostra civiltà occidentale si è costituita sui due pilastri fondamentali della Grecia e di Roma, pilastri fusi poi in quella nuova esperienza derivante da Gerusalemme, il Cristianesimo. Ed è la conclusione alla quale giunge Brague: “Il nostro Occidente crede di potersi salvare dalla crisi giocando tutto sul fattore economia/finanza… cioè su sempre più profitto e potere (che si può sempre contare e misurare), senza rendersi conto che il problema della crisi dell’Occidente invece sta molto più a fondo in quello culturale, spirituale e religioso che è più difficile da influenzare ed è quasi impossibile da misurare.”
Così invece di prendersi cura della vera problematica della crisi, che è quella culturale, cioè morale e religiosa, l’Occidente mette da parte questa problematica dicendo, secondo il modello della “cultura dominante”, che su questo, a livello dei bisogni di “sovrastruttura”, ognuno la può pensare come vuole (relativismo) e corre disperatamente ad arginare una dopo l’altra le falle e le voragini che si creano in continuazione e ininterrottamente a livello economico e finanziario (ormai tutti i giorni se ne aprono altre sempre più gravi… vedi Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, ecc. ecc.).
E cosa fa l’Occidente (tutta l’Europa – inclusa la Svizzera – e gli USA nei confronti del resto del mondo, specialmente asiatico)… di fronte alla globalizzazione? L’Occidente esporta di nuovo il capitalismo nudo e crudo… non curandosi della sua più importante eredità culturale, spirituale e religiosa con la quale potrebbe effettivamente incidere in modo vero e creativo anche a livello mondiale, perché una tale preziosa, stupenda e sublime eredità nessuno l’ha mai ricevuta. L’Occidente (non sarà e non è chiamato ad essere la salvezza del mondo, perché semmai lo stesso, il mondo, è già stato salvato ed è salvato da Qualcun altro), ma ricevendo detta eredità l’Occidente ha assunto non soltanto il privilegio, ma dovrebbe rendersi conto che con il privilegio, a pari passo, esso ha ricevuto anche il compito e la responsabilità di trasmettere questa eredità agli altri!
Brague termina dicendo (come Charles Peguy) che l’Occidente riuscirà soltanto a salvarsi se sarà in grado di recuperare il fattore “culturale, spirituale e religioso” anteponendolo all’economia e alla finanza, cioè al profitto e al potere. Penso che questa lezione non valga soltanto appunto per l’UE ma pure per la Svizzera (anche per la quale la crisi è soltanto dietro l’angolo)… per il suo sistema economico/finanziario/bancario… e qui dentro ci sono anche le nostre BR.
6. Un episodio per concludere
Vorrei concludere comunque con quel breve episodio già detto all’assemblea BR a Poschiavo che nella mia vita è stato molto significativo. Il perché della mia permanenza quasi trentennale nei diversi comitati delle BR. Devo dire che comunque ho creduto e credo nell’ideale BR (fintanto che lo stesso non verrà travisato magari con problematiche manovre finanziarie… speriamo di no), come me l’ha tramandato mio padre quando lui sul letto di morte all’ospedale di S. Sisto a Poschiavo, dopo avermi dato tutte le indicazioni e raccomandazioni personali e familiari con il suo testamento, infine, da ultimo, mi disse: ”Ecco vedi quella cartella olivastra lì sul tavolino. Ebbene quella cartella contiene gli atti segreti della Cassa rurale Raiffeisen di Brusio che tu dopo la mia dipartita dovrai consegnare immediatamente al mio sostituto/vicepresidente di Brusio.” Egli aveva portato con sé all’ospedale – fino sul letto di morte – gli atti più importanti della Cassa Raiffeisen.
Una cosa che mi commuove ancora oggi e che non ho più dimenticato: egli mi aveva tramandato (non soltanto parole) ma mi aveva testimoniato di aver vissuto l’ideale della solidarietà cooperativa della Raiffeisen, con fedeltà, cioè fedelmente fino alla morte, perché questo ideale aveva generato esperienze di fatto positive, cioè non ideologiche e astratte, ma di un aiuto efficace a tutto il popolo, e particolarmente anche a Brusio, contribuendo ad un reale sviluppo dello stesso. Lui mi aveva trasmesso il senso appunto della “fides”/fede/fedeltà (fra altro anche alla propria terra e alle proprie radici) da anteporre a ogni logica di potere, soltanto economica e finanziaria. Fedeltà che può comportare sì pure sacrifici e rinunce, ma vissuta in senso positivo, essa è comunque in fine sempre vincente!
Vorrei precisare che quanto ho detto non è inteso come un elogio a mio padre, tantomeno a me! Semmai ambedue, abbiamo tentato di svolgere questo compito di trasmettere quanto avevamo ricevuto anche se non era nostro merito (l’aver ricevuto): siamo stati soltanto segni e strumenti di Qualcuno più grande di noi, al Quale ci inchiniamo!!
Con questo ringrazio tutti per la collaborazione genuina in tutti questi anni! Faccio alla BR Valposchiavo i migliori auguri nel senso di quanto sopra, cioè di voler anteporre comunque il fattore “culturale/spirituale/religioso” a quello “economico/finanziario”, di solo sempre più profitto e di potere. Allora sì potremo essere davvero vincenti! Senza presunzione, visto che siamo a Brusio… che strana coincidenza… mi par giusto di esclamare: SUB HOC SIGNO VINCES!
Plinio Pianta


















