Prima pagina, Schwyzerdütsch

Ma lo “Schwyzerdütsch” per noi cos’è?

7 agosto 2012 13 commenti

La nuova discussione a cura di Elisa Bontognali
Qual è il rapporto di noi valposchiavini con la lingua dei vicini? Cosa significa per noi?


L’idea, spesso presente negli altri dialetti, di abbinare questi a delle vecchie tradizioni ed alle vecchie generazioni non la si trova nello svizzero tedesco. Qui il dialetto non ha età e sembra farsi strada con decisione lungo il passare del tempo, vincendo sempre più importanza, imponendosi sempre più come un marchio di dovere per uno svizzero. Questo dialetto è oggi un segno d’orgoglio, indipendentemente dal ceto sociale del locutore.

È però altrettanto vero che lo “Schwyzerdütsch” detto così al singolare, infondo, non esiste. Ne esistono invece molti tipi, simili tra loro ma sistematicamente diversi. La varietà di dialetti crea una sorta di rivalità interna, che si trasforma però in una grande forza di coesione appena vi è un contatto con l’esterno. Appena ad importare è l’essere svizzero e non più l’essere bernese, zurighese, basilese o grigionese.

  • Ma noi italofoni, noi valposchiavini che viviamo la situazione dall’esterno ma siamo comunque confrontati direttamente con questo dialetto, cosa ne pensiamo?
  • Lo “Schwyzerdütsch” è visto da noi come un tentativo per differenziarsi dal turista germanico che si rivolge a noi in buon tedesco?
  • Oppure è un gesto che vuole semplicemente manifestare la propria appartenenza, dando un marchio di unicità?
  • È per noi una fortuna viverci così a stretto contatto, oppure comporta solo svantaggi?
  • Quali sono le principali funzioni di questo? E perché va assumendo sempre più importanza?
  • Quale è la nostra opinione, in quanto minorità linguistica, sul dialetto svizzero tedesco nel nostro paese?

Esprimi la tua opinione, le tue domande, i tuoi dubbi nello spazio sottostante!



Elisa Bontognali

Attualmente ci sono 13 commenti

  1. Gigliola Gianoli Henchoz scrive:

    secondo la mia esperienza personale, imparare lo schwyzerdütsch è stato un fatto più che positivo.
    a coira facevo parte di una squadra di atletica e li ho imparato il “churerdütsch”. a zurigo quando insegnavo tutti trovavo il mio accento grigionese molto simpatico e così mi sono guadagnata anche la “pagnotta”.
    ai giovani studenti studenti e no mi permetto di dare un piccolo consiglio, non rimanete chiusi nel vostro gruppetto di italofoni, ma apritevi anche agli “zuchini”, imparate lo schwyzerdütsch e la vita sarà più facile.
    gigliola

    • Elisa Bontognali scrive:

      moderatrice

      A questo punto, però, il nostro compito è alquanto arduo; adattarci sì al dialetto svizzero tedesco, imparandolo e facendone uso con i nostri confederati, ma pure imporci e batterci affinché questo non prenda il sopravvento, tramutandosi in lingua nazionale.

      …E forse, il punto più delicato, sta proprio nel trovare il giusto equilibro tra le due azioni.

      Elisa

  2. Elisa Bontognali scrive:

    moderatrice

    Eppure, prima dei germanici ci sono stati gli italiani. Ma ciò non ha spinto gli svizzero italiani a rinforzare i propri dialetti fino a farne quasi una lingua nazionale. Chi lo sa….forse pure questo é dovuto semplicemente ad una questione di minorità.

    Lo “Schwyzerdütsch” assume un ruolo di difesa e di voglia di differenziarsi? Vi é quindi un’intento di identificarsi tramite questo?

    Buona giornata
    Elisa

    • Tomaso Capelli scrive:

      Lo Schwitzerdütsch per noi poschiavini, che lo vogliamo o no è la lingua del potere.
      Alcune parole le abbiamo addirittura integrate nel poschiavino; Rucksack, Überkleid ..
      Se vogliamo lavorare in ferrovia o in Repower a certi livelli siamo obbligati a parlare questo dialetto. Se vogliamo farci capire da tutti i funzionari cantonali a Coira dobbiamo poterci esprimere in Schwytzerdütsch.
      Da bambino per me era la lingua dei turisti che soggiornavano nella pensione dei miei genitori e per me è stato ovvio imparare alcune parole prima di andare scuola. A quei tempi non facevo differenza tra dialetto e Hochdeutsch, per me era semplicemente tedesco.
      Quando più tardi mi sono ritrovato nella svizzera tedesca e qulcuno mi ha rimproverato di non parlare dialetto, allora ho cominciato a capire. frequentando in seguito la scuola professionale a Coira hoi chiesto a più riprese all’insegnante e ai miei compagni di parlare Hochdeutsch, ma dopo pochi minuti ricadevano nel dialetto, allora ho capito che se volevo farmi accettare dovevo imparare lo Schwitzerdütsch.
      Per gli svizzeri tedeschi penso sia stato un modo di differenziarsi specialmente durante i periodi in cui la svizzera ha rischiato di essere invasa dalla Germania oppure può anche essere solamente un’espressione di attaccamento alle proprie origini.
      Sia gli svizzeri di lingua francese che quelli di lingua italiana sono meno attaccati al dialetto.
      Per noi è facile dire che ci adattiamo di più e dove andiamo cerchiamo di farci capire con le lingue ufficiali. Lo facciamo perchè siamo obbligati. Essendo una minoranza non abbiamo altra scelta, non si tratta di una nostra particolare virtù.

  3. Andrea Gervasi scrive:

    In Svizzera tedesca esiste una forte rivalità con i vicini tedeschi, noi italofoni forse non ce ne rendiamo conto, ma è così. Per esempio la regione di Zurigo è invasa da un esercito di lavoratori germanici attratti dalla richiesta della nostra economia per manodopera non solo poco qualificata ma sempre più di alto livello e istruzione. Gli amici tedeschi hanno un’altra cultura e specialmente nel comunicare zittiscono facilmente gli svizzeri un po’ come può magari fare un italiano con noi. Ciò crea ovviamente certi attriti o gelosie.

    Tutto questo rafforza ulteriormente il desiderio dei nostri connazionali svizzero-tedeschi di distinguersi dai vicini. Un modo semplice per farlo è sicuramente con la lingua parlata. Il dialetto ha cosi preso il posto di lingua nazionale svizzera. Anche perchè alla televisione parlano praticamente solo quello.

    A noi Poschiavini non ci resta che adattarci a questa situazione e come già detto da molti riusciamo a farlo bene, visto che comunque non ci sono alternative. Ma sinceramente chi di voi parla meglio l’ Hochdeutsch dello Schwitzerdütsch ??

  4. Lisa Crameri scrive:

    Ciao a tutti

    Quello che a me fa arrabbiare e che io ovunque vada mi sforzo di farmi capire in qualche maniera, mentre c’è molta gente arrogante che arriva e comincia a parlarti a raffica fregandosene se è in un posto dove si parla un’altra lingua… (questo vale per tutti non solo per gli svizzeri tedeschi)

    Comunque se vado in Ticino parlo italiano e non poschiavino (anche se ci sono diversi dialetti pure lì), se vado a scuola idem… Non capisco perchè gli svizzeri tedeschi non facciano lo stesso con il tedesco… Pure io come loro sono attaccata al mio dialetto e vorrei poter parlarlo sempre…. Ma per rispetto non lo faccio!

    Il fatto che noi ci dobbiamo adattare da una parte mi disturba mentre dall’altra sono contenta perchè vedo che noi nonostante essendo una piccola Valle siamo persone aperte gentili e che si impegnano per capire e farsi capire, indipendentemente se siamo a casa o no! E penso, anzi ne sono sicura che questo ci faccia onore!

    Saluti da Gommiswald
    Lisa

  5. Elisa Bontognali scrive:

    moderatrice

    È vero, noi Valposchiavini ci adattiamo. Ci adattiamo all’uso di un’altra lingua non appena varchiamo il Passo del Bernina ma, come scritto da Alice, ci adattiamo anche tra le montagne di casa nostra, con i turisti.

    In fondo, tutto ciò gioca a nostro favore, no? Abbiamo la possibilità, che poi altro non è che una necessità, di imparare una lingua in più.
    Ma è giusto sapersi sempre adattare? Oppure ogni tanto ci dovremmo pure imporre? E quest’imponenza dello svizzero tedesco, da dove arriva?

    Elisa

    • Paola Bontognali scrive:

      In occasione di questa discussione voglio dopo tanti anni ringraziare Heidi la mia amica di banco che ogniqualvoltai i vari professori nei loro vari dialetti mi rivolgevano delle domande ed io mi divertivo chiedendo gentilmente ” wie bitte? ” immancabilmente prima della loro traduzione in buon tedesco già Heidi mi dava la risposta!
      Mi arrabbio ancora adesso ogni volta quando i miei clienti ordinano ” Chönti nachli Ankä ha” oppure ” wie hisst de Berg det äna ” o ancora ” um wellj Zyt fahrt de Bus ins val di Camp” al che le cameriere ( quasi sempre di lingua italiana, ) non possono far altro che chiamarmi !!!… ma poi penso che l`anima ha bisogno di un linguaggio in cui riconoscersi, e… quando ho voglia di ridere
      leggo poesie nel mio dialetto.
      Dallo Zarera abbracci Paola

  6. Alice Raselli scrive:

    Appoggio pienamente Marie-Claire.
    Noi siam confrontati molto presto con altre lingue, basta pensare al fatto che in quasi tutte le case poschiavine si comunica in poschiavino, nonostante i media e le scuole fanno uso dell’italiano.
    Poi in quarta elementare ( ai miei tempi) si imparano le prime parole di tedesco.
    Più avanti, se si oltrepassa il Bernina ma si rimane nei confini elvetici, si vien confrontati con lo schwiizerdütsch.
    Io personalmente ho avuto il primo impatto con quest’ultimo già in valle. A pensarci fa pure ridere: lavorando a contatto con turisti e non, ho imparato pian piano una nuova lingua. Quasi come un memory; una parola va collegata ad un oggetto o ad un’azione.
    Ricordo un episodio dove mi è stato chiesto: “chasch bitte die erdöpfeli schäla?” conoscendo la parola patate ho compreso, meglio detto andando per esclusione, pure il significato di schäla.
    Così giorno dopo giorno apprezzo sempre più la lingua, anche perché il mio vocabolario si ampia sempre più.
    Poi ho impararo le bellezze dei vari dialetti: le singolari espressioni, il modo di pronunciarle, una parola vari significati.
    Non è paragonabile alla dolce tonalità del francese, ma trovo che pure lo schwiitzerdütsch abbia la sua melodia.
    Ci sarebbe un poema da scrivere, ma lascio lo spazio anche ad altri opinioni concludendo con una bellissima frase del Prof. David Crystal:
    “Il mondo è un mosaico di prospettive diverse e ogni prospettiva è racchiusa in una lingua… perdere una lingua significa perdere ogni volta una prospettiva del mondo.”

  7. Marie-Claire Crameri-Droux scrive:

    Secondo me ogni ulteriore lingua o dialetto nel nostro bagaglio è un punto in più per l’integrazione, uguale dove siamo …. personalmente, a Poschiavo parlo poschiavino e a Zalenda parlo zalendin ;-) Come scrive Arnaldo Semadeni è una questione di adattarsi, una flessibilità e un modo di sentirsi parte di questo mondo!

  8. Arianna Nussio scrive:

    Una volta all’università di Friburgo (CH), ad un corso che si occupava delle difficoltà d’integrazione dei migranti stavo per fare una follia: tenere la prima parte della mia relazione in dialetto di Brusio. Poi mi è mancato il sangue freddo, anche se l’amico con cui avevo preparato la presentazione (un ragazzo dell’ Oberland bernese) mi appoggiava pienamente.
    Avrei rischiato critiche, ma almeno la classe e la professoressa avrebbero finalmente capito come ci si sente quando si arriva in un posto in cui non si parla una lingua ufficiale, ma un idioma quasi famigliare.

    A me piacciono tantissimo i dialetti, ma credo che nelle situazioni ufficiali e nell’accoglienza di chi arriva dall’esterno (fosse anche solo un altro cantone) è doveroso fare uno sforzo. Penso non sussista il pericolo di una perdita identitaria, altrimenti noi che cambiamo registro con tanta facilità dovremmo già essere completamente smarriti. Si tratta di capacità di adattamento e di flessibilità mentale, per molti solo una questione di volontà.

  9. Niccolò Nussio scrive:

    Immagino che lo svizzero tedesco per i nostri connazionali di oltre Bernina sia la lingua dei sentimenti e un pezzo importante della loro identità. Cose che rispetto.

    Come italofono non tollero invece che in scuole pubbliche tipo licei o scuole professionali, finanziate anche con soldi del Grigionitaliano e frequentate da ragazzi e ragazze del Grigionitaliano, venga insegnato in svizzero tedesco. Lo trovo discriminatorio.

    • Arnaldo Semadeni scrive:

      Noi Poschiavini, penso siamo abituati cosi: se uno ci parla in poschiavino, in italiano, in svizzero tedesco ( quale dialetto che sia ) in allemanno, in francese, in spagnolo o in inglese; noi che ci adattiamo a tutte le circostanze, rispondiamo in quella lingua.
      Noblesse oblige!

      nene, 08.08.2012

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