La loro storia è la nostra storia
Inaugurato in Valposchiavo “I Grigioni degli italiani. Storie di migrazione 1861-2011″
Quelle degli italiani immigrati in terra grigione sono storie ancora troppo poco conosciute. L’evento promosso dalla Pgi le porta finalmente in superficie. E così si scopre che c’erano bambini costretti a vivere nascosti in casa e che un immigrato valchiavennasco fu ammazzato…
“Spesso ci soffermiamo a riflettere sull’emigrazione di noi grigionitaliani verso altre parti della Svizzera, dell’Europa o del mondo. Raramente invece consideriamo che le nostre valli sono state a loro volta terra di immigrazione”. A dirlo è Andrea Tognina, curatore dell’esposizione multimediale, che la Pgi ospita nell’ambito di “I Grigioni degli italiani. Storie di migrazione 1861-2011″.
L’evento, promosso dalla Pgi in occasione dei 150 anni di unità dell’Italia, porta finalmente in superficie tante, troppe storie ancora poco note di italiani immigrati nel Cantone dei Grigioni. Ha iniziato a farlo venerdì sera 9 settembre con letture, testimonianze e canzoni sull’emigrazione.
Umberto Castra, Luigi Fossati e Marina Frigerio attraverso racconti e musica hanno portato il pubblico in un passato recente, in storie che sono anche la nostra storia, come afferma ancora Andrea Tognina.

I cantastorie Umberto Castra e Luigi Fossati hanno trasmesso al pubblico le emozioni che accompagnavano l'emigrazione degli italiani
Sono storie di emigranti che spesso arrivavano su treni che davano odore di tanta gente messa lì tutta assieme, di pane e formaggio, di comunità. In mano una valigia di cartone con dentro poche cose, un portafortuna e una foto, di un marito, di una moglie, di un figlio da immaginare crescere. Povera gente che lasciava la sua terra amara in cerca di lavoro.
Storie di bambini costretti a vivere in clandestinità, perché i lavoratori stagionali non avevano diritto al ricongiungimento familiare. Vicende di chi veniva guardato con diffidenza. Così Marina Frigerio: “C’erano dei comuni svizzeri che addirittura proibivano alle ragazze di accompagnarsi ai lavoratori italiani, pena una multa”. E storie di chi a cui l’odio gratuito di tre svizzeri è costato la morte, come al valchiavennasco Attilio Tonola, ammazzato di botte a St. Moritz verso la fine degli Anni Sessanta. Non esattamente un secolo fa.
Ma queste vicende di sofferenza, di separazione da affetti e luoghi di origine, di sonniferi presi per rubare tempo alla malinconia, sono una delle facce della medaglia.
L’altra è rappresentata da svizzeri che hanno dato una grossa mano agli immigrati italiani. E da italiani che sono diventati parte integrante della comunità grigione, arricchendola con nuove pietanze, nuovi modi di pensare e di agire, e con nuove canzoni.
L’emigrazione italiana nei Grigioni ha infine fornito lo spunto per delle riflessioni sui fenomeni migratori attuali e sulla politica adottata a questo proposito da Svizzera e Italia.
“Gli italiani sono emigrati, così come gli svizzeri e come oggi i rumeni”, spiega Marina Frigerio, la quale chiarisce: “Non è vero che i nostri emigranti erano diversi, perché loro lavoravano. Era la stessa cosa, era lo stesso fardello di disperazione.”
Ieri a noi, oggi a loro. Domani di nuovo a noi?
“I Grigioni degli italiani. Storie di migrazione 1861-2011″ prosegue a Poschiavo fino a lunedì 12 settembre. Foto di soldati italiani a Campocologno, filmati di minatori sul Passo del Bernina, curiosità, musica, delizie culinarie e altro ancora vi aspettano.
- La locandina
- La presentazione: una piazza dedicata agli italiani a Poschiavo
Niccolò Nussio





















