Federico Lardi: “Spero di poter giocare a hockey il più a lungo possibile”

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  1. Federico Lardi ha da poco firmato un nuovo contratto che lo legherà all’SC Langnau Tigers fino al termine della stagione 2018/2019. Una carriera esemplare quella del giocatore di hockey valposchiavino che, partito dalle giovanili dell’HC Poschiavo, ha spiccato il volo affermando il proprio talento in diverse compagini del campionato svizzero di Lega nazionale A e B, disputando finora più di 600 partite e riuscendo a realizzare oltre 250 punti, un bottino di tutto rispetto per un difensore.

Federico Lardi, classe 1985, è nato e cresciuto a Le Prese, dove ha mosso i primi passi sul ghiaccio dentro la pista naturale a poche decine di metri da casa sua. Scoperto subito il suo talento, dalle giovanili dell’HC Poschiavo è passato direttamente al debutto in serie A con l’HC Davos nella stagione 2003/04, dopo un breve soggiorno nelle file del St.Moritz. Fatto curioso, non ha mai vestito la maglia della prima squadra dell’HC Poschiavo. Federico Lardi ha scelto la strada del professionismo dopo aver conseguito la maturità allo Sport-Gymnasium di Davos.

IL BERNINA ha approfittato di un suo breve soggiorno in Valposchiavo per rivolgergli alcune domande.

Federico Lardi durante l’intervista

Federico Lardi, una carriera sportiva finora esemplare la tua, che ti ha visto militare in diverse squadre sia della massima categoria che della Lega Nazionale B di hockey su ghiaccio. Per quanto giocherai ancora ai massimi livelli?
Spero il più possibile. È comunque difficile fare ora dei pronostici, perché il futuro agonistico può dipendere da molti fattori, come per esempio lo stato di forma del momento, eventuali infortuni, la voglia di mettersi sempre in gioco, ecc. Insomma, diciamo che tutto è un po’ in divenire. L’età pone sicuramente dei limiti, importante è comunque tenersi in forma e sapersi sempre adattare alle situazioni.

A breve inizierai gli allenamenti con tua nuova squadra, l’SCL Langnau Tigers, compagine nella quale avevi già militato in passato. Cosa ti ha spinto a tornare nell’Emmental bernese?
La prima esperienza tra le fila del Langnau, iniziata alla fine della stagione 2009/10 e durata 3 anni, è stata sicuramente positiva. L’ambiente era ottimo, il luogo mi piaceva e anche il ruolo affidatomi dall’allenatore rispecchiava in modo ottimale le mie caratteristiche. Le mie qualità si addicono ad una funzione difensiva di contrasto, vale a dire focalizzata sulla neutralizzazione dei punti di forza avversari, ai quali devo impedire d’andare a punto. Ciò a differenza per esempio di altri tipi di difensori, i quali devono occuparsi anche del lavoro offensivo. Proprio queste mie particolari caratteristiche avevano attirato l’attenzione del Losanna, che mi ha fortemente voluto in squadra. Mi sono trovato bene anche sulle rive del Lemano, anche se, devo ammettere, l’ambiente non è il medesimo. A Langnau c’è un clima più familiare, una mentalità differente, che si riflette anche sulla squadra e la rispettiva dirigenza, delle quali si sente molto la vicinanza. Losanna è una tipica città, dove tutto risulta essere più anonimo e distante. Diciamo che sono molto contento di far ritorno nell’Emmental bernese che, per le sue peculiarità, mi fa sentire un po’ come a casa mia, in Valposchiavo.

Federico Lardi in azione nei Play Off contro il Davos

Con il Losanna hai raggiunto quest’anno la soglia dei quarti di finale dei Play Off, persi poi con l’HC Davos. Un risultato comunque importante, raggiungibile solo con una squadra forte e molto ben preparata. Dove arriverai con i Tigers?
I Tigers hanno avuto qualche difficoltà durante il campionato appena trascorso, penso quindi che riusciremo certamente a fare meglio. Sulla carta abbiamo una buona squadra che, a mio modo di vedere, non deve nascondersi da nessuno e può battersi per accedere ai Play Off. Il campionato diventa sempre più equilibrato, ciò significa che ci sono sempre più compagini in grado di contendersi quegli ultimi posti disponibili, che danno poi diritto a giocare il torneo per il titolo.

La tua carriera agonistica è iniziata nelle giovanili dell’HC Poschiavo, sul ghiaccio naturale a pochi passi da casa tua. Cos’è rimasto di quella prima esperienza targata Valposchiavo nelle tue prestazioni ai massimi livelli nella “Nationale Legue A”?
Soprattutto tanti ricordi per i bei momenti passati in compagnia con i miei vecchi compagni. E poi il piacere di poter raccontare d’essermi formato quale giocatore su una superficie che appartiene ormai solo al passato. Quando racconto ai miei compagni di squadra dove ed in quali condizioni ho iniziato la mia carriera agonistica, generalmente si mettono a ridere, perché non sanno neppure cosa sia il ghiaccio naturale. Per tutti loro è semplicemente un’evidenza l’aver iniziato su una pista artificiale coperta, con a fianco un’infrastruttura impeccabile.

Oltre 250 i punti segnati da Federico Lardi nella sua carriera da professionista

Segui ancora le vicende del Club che ha scoperto per primo il tuo talento?
Certo che le seguo. Anche se vivo molto distante dalla Valposchiavo e la mia presenza fisica si riduce a pochi giorni l’anno, mi tengo al corrente sulle vicissitudini dell’HC Poschiavo. Mi informo tramite i miei genitori oppure leggendo le cronache della partite su IL BERNINA o anche in facebook.

Le Prese ha sfornato fra l’altro anche una campionessa dell’hockey, Evelina Raselli, vi sentite ogni tanto?
È chiaro che ognuno di noi è molto impegnato con le rispettive squadre e quindi è difficile poter mantenere dei contatti diretti. Se ci incontriamo a Le Prese, invece, non perdiamo l’occasione per parlare di hockey. Evelina sta facendo molto bene nella sua squadra e nella nazionale femminile e per questo mi congratulo con lei.

La nazionale svizzera non è mai stata un tema per te?
Con le giovanili si, ho fatto parte della nazionale U18, con la quale ho disputato diverse partite, acquisendo anche una buona esperienza internazionale. Nella nazionale maggiore non sono invece mai stato convocato. Non nascondo che una simile esperienza mi sarebbe piaciuta. Poter far parte della compagine rossocrociata è un onore e penso sia un po’ il sogno di tutti. Ci sono comunque diversi fattori, o chiamiamole anche particolari costellazioni, che possono influenzare la convocazione in nazionale, non necessariamente dipendenti dalle caratteristiche o dalla qualità del proprio gioco.

Pensi che il Berna sia il degno vincitore del campionato appena terminato?
Senza dubbio. È stata la squadra più completa nell’arco di tutta la stagione e anche una delle più difficili da giocarci contro.

Federico Lardi (secondo da destra) con alcuni compagni del LHC Losanna

Che effetto fa giocare alla Postfinance arena davanti a oltre 16’000 spettatori
Quando ho debuttato in serie A col Davos, la prima trasferta a Berna è stata un’esperienza indimenticabile. Col tempo, poi, ci si abitua, ma mi ricordo come in quell’occasione agivo in modo nervoso e faticavo a tenere a bada le emozioni. Giocare a Berna ci si sente un po’ come dei gladiatori, l’ambiente è speciale e il pubblico trascina, ma per finire non pensi a tutti gli occhi che ti osservano. Siamo talmente concentrati sul gioco e sulla tattica che riusciamo a distaccarci dall’ambiente che ci circonda. Ciononostante non nascondo che un po’ d’emozione traspare sempre, la Postfinance Arena è comunque unica e non può lasciare indifferente nessun giocatore.

Un’ultima domanda: quest’anno compirai 32 anni e giocherai con i Tigers fino a 34, un limite di tutto rispetto per un professionista. A prescindere da quel che sarà la carriera agonistica, il futuro professionale di Federico Lardi sarà ancora in qualche modo legato all’hockey?
Spero di poter giocare a hockey il più a lungo possibile. Questo sport mi ha dato tanto, la mia motivazione è tuttora al massimo e trovo sempre ancora un immenso piacere scendere sul ghiaccio. Diciamo che al momento non riesco ancora ad immaginarmi altro se non di fare il giocatore di hockey. Qualora giungerà il momento di dover prendere finalmente una decisione, ebbene non mi farò cogliere impreparato. Parallelamente alla mia carriera da professionista ho concluso anche una formazione quale immobiliarista. Il mio futuro sarà quindi in quel settore.


Piero Pola

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