Pericolo “manna” per gli apicoltori valposchiavini

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Già da inizio anno, l’intero territorio svizzero è stato colpito da un’allarmante moria di api a causa dell’acaro parassita della varroa. Secondo le indagini, nell’intera Confederazione, sono state circa 100’000 le colonie spazzate via in poco tempo. Qual è ad oggi la situazione dei 60 apicoltori valposchiavini? Il Bernina lo ha chiesto a Franco Compagnoni, presidente della Società Apilcotori Poschiavo e Brusio diventata centenaria lo scorso anno.

“Diciamo innanzitutto che la situazione varroa in Valposchiavo varia da apicoltore ad apicoltore – ci spiega Franco Compagnoni – per quanto mi riguarda non ho avuto nessuna perdita, ma se ci spostiamo anche solo nei dintorni della vicina Le Prese c’è chi ha perso fino al 30% delle proprie api. In gran parte la sopravvivenza delle colonie dipende dai trattamenti antiparassitari: bisogna trovare quelli più adatti e il momento giusto per effettuarli”.

L’ acaro della varroa, infatti, si può riprodurre solamente in una colonia di api mellifere; esso si attacca al corpo dell’ape e la indebolisce succhiandone l’emolinfa. L’infestazione di questo parassita, se non debellata in tempo, porta al collasso (morte simultanea) della colonia stessa.

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Franco Compagnoni, per 31 anni apicoltore autodidatta, dopo la pensione ha frequentato il corso per consulente apistico (riconosciuto a livello svizzero) che gli consente oggi di insegnare in un apiario didattico. Al suo secondo anno da docente sta introducendo, con grande soddisfazione, i suoi attuali 14 allievi (e molti altri avevano fatto richiesta di inserimento nel corso) nel mondo delle api.

“Oltre alle perdite causate dalla varroa e dalla peste americana/europea, – prevede Compagnoni – per la prima volta nella mia lunga carriera sono preoccupato per le mie 40 arnie durante l’inverno che verrà. Il livello di manna cristallizzata nei favi del nido, ad oggi, è molto superiore alla norma, questo è dovuto ai periodi molto caldi degli scorsi mesi”.

La manna, anche detta miele cemento, proviene da larici e abeti ed è fonte di nutrimento per le api finché riescono a scioglierla grazie all’acqua. Nel periodo invernale, non essendoci umidità, la manna cristallizzata non si scioglie e le api, con i favi pieni di questo nutrimento inutilizzabile, rimangono senza scorte per sopravvivere.

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Chi non ha molta esperienza come apicoltore in inverno avrà delle perdite enormi; – conclude Franco Compagnoni – personalmente penso di trasferire tutte le api dai rispettivi favi e di ripulirli. Un lavoro molto lungo e impegnativo, ma che garantirà alle mie famiglie di api la sopravvivenza nel periodo freddo”.


Ricordiamo che a Pontresina dal 21 al 25 agosto sarà a disposizione per visite gratuite, in particolar modo per le scuole, un vagone della Ferrovia Retica interamente dedicato alle api e all’apicoltura. Per maggiori informazioni clicca qui.


Ivan Falcinella

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