Valerio Plozza: “Lascio il Coira a malincuore, ma voglio cambiare”

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Sono trascorsi due anni e mezzo dal passaggio di Valerio Plozza dalla Valposchiavo Calcio (3a lega) al Chur 97 (2a lega interregionale). Un periodo pieno di sfide e di soddisfazioni che ora volge al termine lasciando spazio ad una nuova esperienza. Da fine agosto Valerio Plozza veste infatti la maglia del FC Ems.

Come mai, Valerio, questo trasferimento a campionato già iniziato?
In effetti ciò avviene in un momento abbastanza inusuale e si tratta, per il momento, di un prestito annuale dal Coira al FC Ems, quindi su carta risulto ancora essere un giocatore del Coira.
Dopo mesi di pausa dovuti a problemi fisici sono rientrato lo scorso luglio. Da subito mi sono però accorto di non esser in sintonia con lo staff tecnico del Coira e, dopo diversi diverbi sulla mancanza di professionalità, ho chiesto il mio trasferimento.
Non mi divertivo più e non condividevo il pensiero dello staff, il che ha portato ad una mancanza di fiducia su entrambi i fronti. Dovevo cambiare, anche se a malincuore.

E perché proprio l’FC Ems?
Perché è vicino, gioca in una lega attrattiva (2a) e ritrovo degli amici come Mattia Merlo e altri ex giocatori del Coira. Con l’Ems spero di rilanciarmi dopo gli infortuni e di ritrovare la gioia di giocare allo sport più bello.

Il momento più gratificante di questi ultimi due anni e mezzo nel Coira?
È stato vincere il campionato di seconda lega giocando in attacco assieme al mio miglior amico, Nicolò Pola.

E la sfida più tosta?
Quella di conciliare l’inizio della mia attività professionale con la mole di lavoro calcistico. Gli allenamenti erano duri e lunghi, quattro volte a settimana. La sfida era con me stesso, volevo mostrarmi che potevo farcela, che nonostante cinque anni di allenamenti (con la VPC) solo il venerdì sera, avrei gestito il cambiamento.

Sfida vinta, dunque. Come vivi oggi questo connubio calcio-lavoro?
Ci ho fatto l’abitudine… e dopo i mesi d’invalidità sportiva sono felice di potermi nuovamente allenare con continuità. Per me il calcio è una valvola di sfogo, fisica ma soprattutto mentale. Quando sono in campo dimentico tutto il resto. Ho la fortuna poi di avere un lavoro che mi permette di gestire bene il mio tempo.
Ogni sportivo fa dei sacrifici, indipendentemente dal livello nel quale gioca. L’importante è che il piacere sia più grande del sacrificio. Se questo bilancio non quadra significa che è arrivato il momento di cambiare. Quello che è successo a me, insomma.


Elisa Bontognali

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