Coraggio e determinazione: l’adrenalina dello sci alpino sulle piste di PyeongChang

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Immagine da: www.meteoweb.eu

Ancora tante le medaglie da assegnare nell’ultima settimana di gare di PyeongChang, poi sarà la volta delle Paraolimpiadi con atleti altrettanto straordinari che si cimenteranno nelle medesime discipline. Non so voi ma per me l’anno olimpico è da sempre un anno speciale, che rende gli sport che amo ancora più vicini; attendo i campioni ma guardo con ammirazione i tanti che sono arrivati lì e che non vedranno mai il podio, pur avendo vissuto da protagonisti.

L’agonismo è un’attitudine molto particolare alla vita, che dà voce alla ricerca incessante di traguardi da raggiungere, siano essi interni o esterni; si trasforma in passione ma è prima di tutto una forma mentis che concretizza virtù un po’desuete come la pazienza, la perseveranza, la temperanza. Nello sport, poi, dà molto spazio alla dimensione ludica, altrettanto seria e profonda. Insomma, un atleta resta atleta per la vita, qualunque siano stati i risultati raggiunti; saprà trovare nuovi traguardi che affronterà con il medesimo piglio interiore, portando con sé la ricchezza delle scelte fatte e dei sacrifici vissuti con serenità. In questo senso l’agonismo è una preziosa scuola di vita, un laboratorio che dischiude lo sguardo giovanile sulla complessità della vita.

Le Olimpiadi, con i tanti atleti da Paesi meno noti in Europa, ci raccontano di un linguaggio universale, quello delle gare, qualunque sia la disciplina praticata. C’è poi la dialettica serrata del medagliere che si nutre dei successi giornalieri. A proposito di medaglie, lo sci alpino ne ha già assegnate una buona parte sia in campo maschile (bronzo e argento di Beat Feuz rispettivamente nella discesa e nel Super G) che femminile (argento di Wendy Holdener nello Slalom). Chi tra noi ricorda gli atleti (discesisti e non) degli anni Ottanta e Novanta, ha ben presente le masse muscolari e gli attrezzi utilizzati; negli ultimi anni, con l’avvento delle nuove sciancrature, lo sci alpino si è radicalmente trasformato. Sono aumentate, in particolare, le forze centrifughe (le spinte verso l’esterno in fase di curva) grazie alle maggiori velocità e alle inclinazioni esasperate che gli atleti raggiungono; tutto ciò si verifica anche nello slalom speciale e nello slalom gigante, non solo in discesa libera.

Le nuove sollecitazioni hanno trasformato la preparazione, influendo anche sulla massa muscolare degli atleti. Pensate che, secondo studi degli anni Novanta (1994), un aumento di 10 kg della massa dell’atleta porta a un aumento medio della velocità massima di 2,3 m al secondo, cioè ben 8,3 Kmh; e non si tratta necessariamente di massa muscolare, perché risultati interessanti si osservano anche su atleti che più che massa muscolare hanno massa grassa. Nelle discipline dello sci alpino, infatti, conta soprattutto la massa, da cui dipendono le forze in gioco e poiché lo sci è sport a favore della gravità (lo sforzo cioè non è fatto per contrastare la forza di gravità), come insegna Newton, la massa è determinante. Ciò, naturalmente, non toglie niente a tecnica e “testa”, caratteristiche determinanti nello sci alpino; il fisico però è fattore favorente, almeno nelle discipline veloci del super G e della discesa libera.


Chiara Maria Battistoni

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