Andar per mare alla maratona engadinese

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Alla maratona engadinese di sci di fondo si può partecipare da sportivo, tifoso, spettatore o, come ho scoperto quest’anno, da velista. Che fosse la 50esima edizione era ben noto, con l’iscrizione dei pettorali terminata già mesi fa, come ormai tutti sapevano da giorni che non sarebbe stata un’edizione baciata dal sole, e così è stato (ma non per tutti). Pioggia e neve si sono alternati il passo più volte, quasi volessero imitare il ritmo dei 14’000 presenti al suolo diretti a Pontresina o S-chanf.

Da parte mia il tragitto è stato molto più breve, giusto qualche chilometro a piedi per arrivare sul lago di Maloja armata di apparecchio fotografico, in attesa del momento che si è poi dimostrato corrispondere a un varo. Già, perché all’inizio ero troppo concentrata su inquadrature, scatti e tempi d’esposizione per rendermene conto, eppure il mare era già lì vicino a me. Ho cambiato obiettivo, l’ho asciugato e rimesso i guanti; sono passati un elicottero, un paio di persone sotto l’ombrello, una motoslitta e poi ok, di immagini ne avevo abbastanza, potevo quindi cambiare postazione.

Mi sono incamminata a lato pista seguendo il flusso di persone mantenendo lo sguardo al suolo per ripararmi dalla pioggia, ed è stato lì che l’ho sentito: uno, due, uno due, e uno e due, fra il silenzio. Tanto silenzio, malgrado avessi accanto mille persone. I respiri dei corridori si sono appoggiati alle spinte trasformandole a poco a poco in onde, e quando ho alzato gli occhi dal manto nevoso finalmente l’ho visto: davanti a me si estendeva il mare attraversato da una miriade di singole imbarcazioni.

Perché davvero, a camminarci a fianco prima o poi ti arrivano sia il vento dei loro pensieri sia il flusso delle emozioni che vi stanno aleggiando. È che quando questo accade poi vuoi salirci anche tu su un’imbarcazione, e così capita di ritrovarti in un giorno d’inverno, a 1800 metri di altitudine, circondato dalle Alpi, a veleggiare libero verso un orizzonte presente solo a te stesso. Magari per alcuni questa linea corrisponde a una meta, per altri a un tragitto, per altri ancora a un passaggio e per altri in fondo chi lo sa e poco importa, è che in questo lasciarsi fluire mi sa che, malgrado le condizioni meteo avverse, prima o poi tutti se lo sono visto apparire davanti: ed era il sole, il proprio sole.


Giada Bianchi

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