Della Vedova si ricandida a granconsigliere e podestà

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La sezione valposchiavina del Partito Democratico Cristiano (PDC) si è radunata in Casa Torre nel pomeriggio di sabato 10 marzo, per un’assemblea straordinaria a cui è seguito, in serata, un dibattito pubblico, moderato dal direttore del «Grigione Italiano» Antonio Platz, in vista delle prossime elezioni cantonali, che si terranno a giugno di quest’anno.

Il dibattito ha avuto per protagonisti i due candidati PDC per il governo cantonale – Mario Cavigelli e Marcus Caduff –, oltre ad Alessandro Della Vedova. Il presidente del PDC Valposchiavo, Graziano Crameri, introducendo gli ospiti che venivano da fuori valle, ha pure ufficialmente annunciato le candidature del suo partito per il Gran Consiglio, nel circolo elettorale di Poschiavo, di Alessandro Della Vedova (principale) e Paola Locatelli-Iseppi (supplente). Più avanti, durante il suo intervento, Della Vedova ha anche precisato di essere a disposizione del partito per un terzo mandato come podestà, mentre all’indomani dell’assemblea, sulla sua pagina facebook, egli ha reso pubbliche, motivandole, queste sue candidature.

La prima relazione dell’evento in Casa Torre è stata quella del direttore del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste (DCTF), Mario Cavigelli. Egli ha parlato di eventi straordinari tipici delle valli alpine sull’esempio della frana del Cengalo del 23 agosto 2017, di cui ha tracciato la cronistoria e snocciolato numerose cifre. Quello che ad oggi sappiamo – ha sottolineato il consigliere di Stato –, è che a scatenare la perniciosità dell’evento è stata la concatenazione di due fattori naturali che raramente si verificano assieme: una frana di 3,5 Mio m³ di roccia e una colata di detriti. Quest’ultima, in base alle analisi degli esperti, è stata innescata dall’erosione di enormi quantità di ghiaccio, che a seguito dell’impatto provocato dalla frana si sono in parte polverizzate e in parte sciolte.

Secondo il consigliere di Stato in carica, le sfide del DCTF in questa circostanza sono state molteplici. In primo luogo esso ha garantito il sostegno al Comune di Bregaglia, valutando ulteriori pericoli e aggiornando le strategie di sicurezza. Quindi è intervenuto per il ripristino della zona deturpata, della sicurezza (strada cantonale) e degli impianti d’allarme. Ma anche il confronto con i media non è stato facile; se nell’immediatezza dei fatti avevano usato un certo riguardo verso gli organi incaricati di gestire l’evento, con il passare del tempo sono divenuti vieppiù insistenti fino a formulare domande e ipotesi improponibili quali “chi è responsabile per la morte degli otto escursionisti?” oppure “in futuro le valli a rischio di frane dovranno essere chiuse o evacuate?”. Per far luce sull’intera faccenda, già a fine agosto 2017, il DCTF ha pertanto deciso di suddividersi i ruoli nel confronto con i media ed ha istituito un team di esperti per l’elaborazione di un rapporto scientifico su quanto accaduto. Il rapporto è stato redatto in soli quattro mesi.

Nello spazio riservato alle domande del pubblico, è stata di una certa rilevanza la risposta di Cavigelli in merito all’evoluzione degli eventi naturali nel nostro cantone. Il capo-dipartimento ha infatti dichiarato che il numero di eventi di questa categoria, negli scorsi anni, è più o meno costante (intorno ai 200 all’anno), ma con una tendenza alla diminuzione delle valanghe e un aumento della caduta di massi. Fra le maggiori preoccupazioni del DCTF vi sono inoltre le colate di fango dovute allo scioglimento del permafrost. Il Cantone sta monitorando tutte le zone a rischio e raccogliendo informazioni per meglio prevenire questi eventi in futuro, come ad esempio in Val Parghera, dove si stanno verificando degli enormi spostamenti di materiale.

Il secondo relatore della serata, anch’egli candidato del PDC per il governo grigionese, Marcus Caduff, dopo essersi brevemente presentato al pubblico, ha parlato di sanità e centri ospedalieri. Un settore nel quale è attivo dal 2013 presso l’Ospedale Cantonale di Coira e quello regionale di Ilanz, dopo aver lavorato per una decina d’anni all’estero nell’industria dell’aviazione. Caduff ha elencato le maggiori sfide a cui è sottoposto il sistema sanitario nel nostro cantone: la richiesta di un’elevata specializzazione medica, il progresso tecnologico, il numero minimo di casi, la struttura tariffaria (TARMED) e le tariffe base di degenza in costante diminuzione, nonché la stagionalità dei casi. Un aspetto, quest’ultimo, legato in gran parte agli sport invernali.

Se da un lato l’adeguamento della TARMED e delle tariffe base a livello federale causano minori entrate agli enti ospedalieri, dall’altro le nuove normative sul soccorso e la nuova legge sul lavoro provocheranno maggiori costi. Per far fronte a queste spese il Cantone deve perciò incentivare la cooperazione fra i grandi centri ospedalieri e quelli regionali, i quali dovranno poter maggiormente usufruire di consultazioni ambulatoriali specialistiche e scambi professionali, mentre i grandi centri potranno meglio sfruttare le sinergie. Per quanto riguarda invece il numero minimo dei casi – a detta di Caduff –, si tratterebbe di un argomento sbandierato da politici dell’area zurighese, poggiante su parametri non applicabili alle regioni periferiche dei Grigioni, e che appare piuttosto come una pretesa infondata.

Il terzo relatore, Alessandro Della Vedova, ha scelto per tema la sfida demografica nelle regioni di montagna, fra l’inesorabile invecchiamento della popolazione e il rischio di spopolamento. Servendosi di un grafico egli ha dimostrato come negli ultimi sette anni, nel comune di Poschiavo, il numero di residenti della fascia attiva (fra i 20 e i 49 anni) sia in costante diminuzione, mentre quello dei pensionati (fra 65 e 79 anni) sia in costante aumento. Una tendenza demografica, secondo il podestà, che andrebbe ad incidere in modo tangibile sulle finanze del comune, che, seppure in minima parte, contribuisce alle rette di degenza presso Casa Anziani.

Malgrado il nuovo Centro Sanitario Valposchiavo goda di una buona salute finanziaria, per fronteggiare una tale evoluzione, sostiene Della Vedova, il territorio deve dare prova di autodeterminazione e non attendere aiuti da Coira e Berna. A questo scopo sarebbe perciò necessario investire nelle giovani generazioni, sostenere i maggiori datori di lavoro della regione e gli artigiani, offrendo loro maggiori servizi. Proprio in tal senso il Comune di Poschiavo si troverebbe di fronte a importanti scelte riguardanti la pianificazione del territorio.

Il podestà ha inoltre citato l’esempio di un centro di competenze in una valle laterale del Vorarlberg, progettato dal famoso architetto Peter Zumthor, da lui recentemente visitato in veste di presidente di «Graubünden Holz». Poi ha voluto menzionare, quale altro esempio di virtuosismo, il progetto 100% Valposchiavo, mettendo però in guardia produttori e fruitori di questo innovativo progetto a non lasciarsi tentare da fenomeni di ingordigia. Infine Della Vedova ha voluto nuovamente rivendicare la bontà dello spirito con cui è stato progettato il CTL, il quale non avrebbe ottenuto il successo sperato solo a causa di una serie di concomitanze sfavorevoli.

È a questo punto che Della Vedova ha parlato della sua disponibilità a candidarsi per un terzo mandato come podestà di Poschiavo, impegnandosi ulteriormente nella realizzazione di questo tipo di progetti. Sul fatto che i progetti possano anche fallire, egli ha voluto ribadire che proprio per questo motivo non si deve lasciare nulla di intentato, citando un dato relativo alla Silicon Valley, negli Stati Uniti, secondo cui 7 progetti su 10 sarebbero destinati a fallire.

Dal pubblico si sono poi sollevate alcune domande all’indirizzo dei tre relatori. Una in particolare riguardava il futuro della Regione Bernina, a cui Alessandro Della Vedova ha risposto confermando la necessità dell’esistenza di tale istituzione, in particolare per i compiti ad essa demandati dal Cantone. Per quanto riguarda invece eventuali compiti demandati dai due comuni che la compongono, proprio perché fortemente voluta da entrambi, e malgrado la battuta d’arresto sui rifiuti, egli ritiene che la Regione Bernina continui ad essere l’organo più naturale in cui debba confluire la cooperazione intercomunale. In attesa di queste cooperazioni – ha continuato Della Vedova – un ruolo primario la Regione potrà rivestirlo anche quale ambasciatrice verso l’esterno, riferendosi nello specifico a strategie turistico-economiche con la Regione Maloja.

Con questo dibattito elettorale, infine, i tre relatori e candidati hanno voluto dare una dimostrazione delle loro competenze che potranno essere sfruttate qualora riceveranno la preferenza degli elettori. Se Cavigelli ha fatto sfoggio della sua capacità gestionale in situazioni di crisi, Caduff ha dato l’impressione di essere pronto a difendere le esigenze del Cantone a livello federale, mentre Della Vedova si è erto a paladino dell’autodeterminazione regionale.


Achille Pola