“Vivere per insegnare”, il toccante spettacolo delle 3e superiori

0
732

Vivere per insegnare o insegnare per vivere.
Le parole modificate di una canzone di tendenza sono state la colonna sonora del culto di fine anno tenutosi venerdì scorso, 15 giugno.
Parole che hanno fatto riflettere e che hanno ricordato ciò che, solo un paio d’ore prima, ha scosso gli animi di quanti hanno assistito alle prove generali del teatro dei ragazzi di terza superiore.

Proprio il ruolo dell’insegnante e il suo rapporto con gli allievi e con le problematiche che quotidianamente si trova ad affrontare sono stati i temi della pièce di quest’anno liberamente ispirata al film “Freedom Writers”.
Liberi sognatori ha unito il mondo della scuola, le difficoltà di un’insegnante e i problemi quotidiani degli adolescenti di una metropoli americana in un pezzo che ha commosso e fatto riflettere tutti i presenti e che ha riscosso grande successo durante le serate di venerdì e sabato raggiungendo un totale di oltre 800 presenti.

Sotto la direzione della regista Silvia Montemurro e degli insegnanti Sandro, Moreno e Luca i ragazzi hanno datovita a uno spettacolo dove a farla da padrone sono state le parole, i gesti, a volte molto forti, le espressioni e sentimenti che si libravano nell’aria. Da una parte la giovane insegnante, la signora Erin Gruwell, piena di sogni e di speranze come solo un’insegnante al suo primo incarico può essere; dall’altra una classe di ragazzi problematici, costantemente impegnati a combattere per le loro gang, dentro e fuori da carceri e riformatori con un unico obiettivo nella vita: odiare chi è diverso da loro.

Il proposito, quasi utopico, dell’insegnante di aiutare questi ragazzi a trovare una loro dimensione all’interno della scuola e poter creare dei rapporti di fiducia e rispetto tra di loro, anche se contestata sia dai colleghi che dal marito, alla fine si realizza. Parlando loro di Anne Frank e paragonando le loro vite infernali, impegnate ogni giorno a combattere per la sopravvivenza, a quella della giovane ragazza ebrea apre loro gli occhi su cosa significa diversità e a cosa può condurre il razzismo. La determinazione di quest’insegnante e la voglia di fidarsi di questi giovani portano alla realizzazione dell’obiettivo e dimostrano che essere insegnante non è una professione che si fa per vivere ma è l’insegnare stesso che da un senso diverso alla propria vita.

Oltre al copione di sicuro effetto va riconosciuta la bravura e l’abilità di tutti gli attori che, calati perfettamente nei loro ruoli, sono stati in grado di emozionare e trasmettere messaggi forti al pubblico presente.

Per capire cosa c’è nel “dietro le quinte” di un tale successo Il Bernina ha intervistato la regista, Silvia Montemurro, che già in passato ha collaborato con le scuole di Poschiavo nella realizzazione del teatro delle terze.

 

Buongiorno Silvia, cosa ti ha portata a scegliere questo pezzo per il teatro delle terze?
Sono stati gli alunni stessi a proporre questa piece. Ho accettato con entusiasmo, perché mi è sembrata originale. Credo sia qualcosa di mai visto e di molto toccante e mi ha stupito l’interesse di questi ragazzi per questa tematica.

Quale messaggio vorresti che passasse agli spettatori ma soprattutto ai giovani attori?
Io credo che al di là della tematica il teatro sia il messaggio stesso. In questo tempo dove i cellulari la fanno da padrone, abbandonare le nuove forme di comunicazione per mettersi in gioco in prima persona è già un successo. In questa storia poi c’è la voglia di riscatto, di realizzare i propri sogni. Il messaggio è questo: ognuno è in grado di far divenire realtà le proprie ambizioni, basta tanta tenacia e forza di volontà.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nel dirigere degli adolescenti?
Come ho scritto sopra, il mondo di un adolescente oggi è in prevalenza virtuale. Non si ha più il coraggio di dirsi le cose in faccia. Lo scarto generazionale si fa sempre più evidente e la velocità con cui passano le informazioni non aiuta. La difficoltà più grande consiste proprio nel far appassionare i ragazzi a quello che non è il loro mondo e che sembra ormai superato. Ma è anche una sfida appassionante.

Quale momento, durante le prove, ricorderai come particolarmente divertente, toccante o significativo?
Mi sono emozionata molto nel momento in cui i ragazzi hanno deciso di aprirsi con le lettere e i diari che hanno scritto appositamente per la piece. Molti di questi interventi hanno ribaltato la mia visione su di loro e me li hanno fatti vedere nella vera essenza: fragili, ma anche pieni di speranza per il futuro.

Quando e come è iniziata la tua carriera di regista?
Ho iniziato quasi per gioco scrivendo una piece per alcuni ragazzi del mio paese. Da lì visto il successo della rappresentazione mi hanno chiamata in varie scuole e un regista di una scuola mi ha assunto per aprire una sede staccata vicino a Colico. Da lì ho continuato con varie collaborazioni insieme alla mia attività di scrittrice e drammaturga. Quest’ anno l’incarico ottenuto come collaboratrice regionale pgi in Bregaglia mi permette di esplorare tutte le parti dell’organizzazione di uno spettacolo e di venire a contatto con artisti di alto livello.

Quale consiglio daresti ai ragazzi di terza, che stanno per intraprendere una formazione, se fossero interessati alla carriera di regista, sceneggiatore, attore o scrittore?
Una volta un buon amico mi diede un consiglio che non ho più dimenticato. Per fare un qualsiasi tipo di attività bisogna assumere tre atteggiamenti fondamentali: impegno vigilanza e disponibilità. Ho seguito alla lettera queste tre semplici parole e tutto quello che per me potevano significare. Vi assicuro che i risultati sono garantiti.


Catia Curti

CONDIVIDI