Posti di lavoro e spopolamento in Valposchiavo

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La Valposchiavo è diventata una riserva per anziani e in valle trovano lavoro solo frontalieri. Questa è la cruda visione che mi ha presentato un amico in bulgia, con il quale abbiamo recentemente disquisito apertamente sulla nostra amata terra. Un giudizio sommario, al quale non ho voluto rispondere.

I posti di lavoro sono un tema costante, in ogni parte del pianeta. I nostri nonni hanno dovuto lasciare la valle perché non c’era lavoro. Anche oggi molti, in particolare giovani, partono per studiare o fare esperienze professionali, ma anche per cercare un impiego meglio remunerato. E non siamo i soli a farlo. I portoghesi vengono da noi per una questione economica, liberando posti di lavoro a operai che arrivano dal Sudamerica o dall’Africa. Così come i polacchi, per citare un altro esempio della nostra realtà, che liberano a loro volta posti di lavoro poco attrattivi a gente proveniente dall’Ucraina o dai paesi baltici. Come in ogni zona di frontiera, anche da noi il gruppo di lavoratori più rappresentativo è quello dei frontalieri. Nel nostro caso il bacino di provenienza è la Valtellina. Poter soddisfare il fabbisogno di manodopera pescando in un vivaio di gente motivata, professionalmente preparata e di cultura uguale alla nostra è una bella fortuna.

Una realtà che risolve il problema del lavoro ma non risolve quello dello spopolamento. Va detto, per onestà di cronaca, che il problema in Valposchiavo risulta meno grave di altre zone limitrofe del cantone. Alcune centinaia di residenti in più potrebbero comunque rendere la vita sociale di valle più animata e creare maggiori entrate fiscali per le casse comunali.

E’ una questione anche politica.

I settori agrario e turistico, così come quello delle costruzioni, possono offrire impieghi annuali in maniera limitata. Il discorso cambia per quanto concerne il campo sanitario e dell’assistenza, così come per il settore commerciale-amministrativo. Penso in particolare agli impieghi presso il nostro Ospedale e presso la Casa anziani; penso agli impieghi di segretariato di ditte private, o a quello fondamentale dell’istruzione. Posti di lavoro occupati con sempre più frequenza da frontalieri. Non si tratta di fare distinzione fra svizzeri o italiani (o impiegati d’altre nazionalità), ma fra residenti e non residenti. Va ammesso che lo stesso discorso lo potrebbero fare i comuni dell’Alta Engadina, dove molti valposchiavini e bregagliotti trovano lavoro ma non risiedono.

Chi avrà la facoltà di guidarci politicamente durante il prossimo quadriennio non potrà eludere questa tematica. La sfida più importante non sta in primis nel creare nuovi posti di lavoro, ma piuttosto nel formare giovani o cercare persone formate – che siano valposchiavini o no poco importa – disposte ad occupare una parte degli impieghi che la nostra valle offre e a stabilire la propria residenza da noi.

Qualcuno fra i consiglieri eletti o fra coloro che daranno vita al nostro legislativo è disposto ad affrontare in maniera seria questo tema?


Bruno Raselli

7 COMMENTI

  1. Leggo oggi, sulla Südostschweiz, che il cantone dei Grigioni è classificato al terzultimo posto per attrattività di ditte che possono scegliere dove stabilirsi in Svizzera.
    Fattori fiscali e la lontananza da importanti centri sono sicuramente aspetti che non aiutano. E per quanto riguarda la nostra bella Valle, le cose stanno sicuramente non meglio. Obbligare i dipendenti a prendere domicilio in Valle e altre idee in questo senso; ritengo che oggigiorno non siano applicabili. Non ripeto il concetto espresso da Carlo Vassella, che condivido.
    Mi limito a segnalare il sito: https://www.suedostschweiz.ch/wirtschaft/2018-11-20/graubuenden-ist-fuer-firmen-nicht-attraktiv-genug

    • Salve Luciano. Grazie del tuo contributo.
      Il mio articolo non voleva discutere la problematica dell’insediamento di nuove ditte, un tema comunque da non trascurare.
      La questione sono quei posti di lavoro anche ben remunerati che di fatto esistono, ma che con il passare degli anni non sono più occupati da lavoratori residenti. E non ho parlato di obbligo di residenza, ma di un incentivo, o di una forma di priorità da osservare al momento dell’assunzione. Di certo non potremo chiedere a quell’infermiera o insegnante sposata/o, con una casa e una vita sociale in Valtellina, di lasciare la famiglia e venire ad abitare da noi. Ma forse lo potremo chiedere una giovane infermiera, o a una giovane insegnante, oppure a una giovane segretaria libera da impegni.
      Ci sarebbe inoltre il tema della formazione specifica, un tema complesso con il quale ci dovremo confrontare, nel tempo.

      • Caro Bruno
        Hai pienamente ragione. Il fatto che uno spenda i soldi (o paghi le tasse/prenda dimora) laddove li guadagna, è anche questione di „morale“. Hai proposto un tema molto interessante e complesso (complimenti); sarebbe interessante sentire pure il parere di un qualche politico.

  2. Ciao Bruno,
    hai ragione, la questione che poni sarà un tema centrale nei prossimi decenni. Lo spopolamento è un male che va curato in modo costante e con un piano che va oltre partiti e ideologie politiche. Credo che per frenare la tendenza o addirittura reintegrare e ringiovanire la popolazione ci voglia un piano ben articolato e che agisca su più livelli. Ciò che propone Reto Capelli è sicuramente una misura da valutare, ma probabilmente bisogna andare oltre e affrontare la questione in modo più globale. Bisogna capire quali fattori possono portare persone formate a trasferirsi o a ritornare in valle.

    A mio avviso la nostra regione possiede diversi presupposti per motivare una fascia di popolazione in età interessante (a livello di sviluppo regionale) a ritornare in valle e impegnarsi a costruire un futuro anche per le prossime generazioni. Abbiamo forse la fortuna che in tutto il contesto di sviluppo tecnologico esponenziale, pure le possibilità di esercitare una professione a distanza aumentano fortemente. Si apre dunque un settore di mercato che fino ad ora era ancora limitato.

    Un altro aspetto da valutare in modo più approfondito sarebbero i possibili vantaggi economici e in generale di qualità di vita di cui potrebbero approfittare i frontalieri domiciliandosi in valle. Forse manca solo l’informazione a motivare i diretti interessati, non servono costrizioni.

    In ogni caso chi decide di trasferirsi in valle, specialmente se possiede un certo bagaglio di competenze, cerca un posto con una minima qualità di vita e questo secondo me è nostro dovere provvederlo, se vogliamo frenare la nostra lenta “estinzione”.
    Bisogna mantenere e migliorare le condizioni che rendono possibile un modo di vivere al passo coi tempi.
    La crezione di un asilo nido è stato un passo determinante in questa direzione, solo per fare un esempio.

    Abbiamo una natura e un paesaggio di una bellezza indiscutibile, ma questo al momento da solo non ci salva. Dobbiamo rimanere attivi e dinamici e specialmente adattarci e sfruttare i tempi che corrono.

    Saluti
    Carlo

  3. Ben scritto e formulato caro Bruno.
    I posti di lavoro in Valle sono il tema secolare o plurisecolare qui da noi! È proprio così, dai posti di lavoro dipendono il popolamento e le entrate per i Comuni valligiani. Chi non trova lavoro dopo aver frequentato le scuole valligiane ed un apprendistato ecc., è quasi obbligato a cercar lavoro altrove. Il problema esiste da secoli! Già i miei bisnonni e nonni – Semadeni ed i Fanconi avevano trovato lavoro in Francia e poi in Spagna – dove nacquero i miei genitori con tre figlie ed io. In tarda età, che ora si chiama pensionamento, ritornarono tutti a Poschiavo nelle case “paterne” ! I miei nonni Fanconi-Mini rimasero a Poschiavo. I nonni Semadeni-Steffani emigrarono in Colorado USA con tre fratelli di mio padre, e lì rimasero fino alla fine dei loro giorni. La sorella di mio padre, si sposò in Spagna e lì vi rimase! Un piccolo aneddoto dell’emigrazione Poschiavina.
    Ora, da come vedo, la popolazione della Valle, nell’ultimo secolo e più in là, non è aumentata. Si aggira di continuo fra le 4’000 e le 5’000 anime ! Aumentati sono le case di abitazione !
    Ma, non possiamo lamentarci ! Stiamo apparentemente al momento molto bene, anche grazie all’AVS ed i contributi delle casse pensioni! Grazie alle iniziative dei lavoratori 100 anni fa !
    Dovesse crescere il tasso delle ipoteche bancarie – ora a ca. 1% – al pari degli anni 1975 – 1985 del 7% dico sette , allora : buona notte !!!
    Ci fu un colloquio fra bambini di diversi paesi. Il tema: da dove provengono i bimbi ?
    Dalla Germania: i bimbi vengono dal duro lavoro.
    Dalla Francia : dalla Rivoluzione e da Napoleone che aveva bisogno di soldati. Ed ora per l’industria.
    Dall’Italia: vengono dalla Santa Chiesa.
    E come è in Svizzera? Bè qui da noi è un po’ complicato, in ogni Cantone è differente !
    A Poschiavo – che stiamo molto bene ora – è così che non si vive solo dal bel clima e dalla magnifica Valle, ma dalle entrate eque di un buon lavoro; il problema, come accennato sopra, è sempre lo stesso, se non vogliamo essere “soffocati ” da …….. tutti li sanno !!!

  4. Molto interessante il tema. Mi sono chiesto più volte. Ma se nei bandi di concorso del Centro Sanitario, di Repower, delle Scuole ecc. si scrivesse che, a pari preparazione e diplomi, si darà la priorità a chi dichiarerà di volersi domiciliare in Valle? Non pensate che qualcuno per avere il vantaggio sugli altri candidati sarebbe disposto a farlo?

  5. Articolo molto interessante su un tema di costante attualità. Possiamo parlare anche di fuga di cervelli ? Secondo me si. Mi sono più volte chiesto perché si fatica spesso a trovare Poschiavini disposti ad occupare il posto di dentista, medico, veterinario, informatico, insegnante,.. solo per fare alcuni esempi. Tante professioni di alto livello e ben remunerate. La risposta è che ovviamente in zona non ce ne sono pronti che aspettano e quelli che invece sono fuori valle non per forza vogliono ritornarci. Sarà la mancanza di ulteriori sbocchi professionali, la lontananza dai centri, la paura di non poter più andare via in seguito ? Probabilmente si.
    Se questa è dunque ahimè la tendenza allora bisogna guardare oltre e fare in modo che i nuovi arrivati non-convalligiani siano domiciliati in loco e si integrino al meglio nella società cosi magari di formare una famiglia e di partecipare alla vita di paese. Bene o male la globalizzazione ha raggiunto la Valposchiavo già da tempo oramai…