Il mio ’68

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Nel 1967 mia sorella compiva 10 anni. Quel giorno nostro padre le disse: “10 anni è un compleanno importante, è la prima decina!”.
Io la rincorrevo con un anno di ritardo, così l’anno dopo, per i miei 10 anni, aspettavo che papà dicesse le stesse cose anche a me: data importante, riempie la prima decina! Cercai di suggerirgli in tutti i modi quelle parole, ci fu la torta, il regalo, la festa coi nonni, ma nessun riferimento al fatto della decina!!!
Era il 1968, ero troppo piccola e troppo centrata sul mio traguardo per accorgermi che quell’anno era davvero importante per una buona parte del mondo!
La contestazione giovanile entrò in casa nostra un anno dopo, col nome di nostro padre sprayato in modo poco edificante, a lettere giganti, sui muri del convitto di una scuola superiore che l’anno prima aveva fatto parlare in tutta la nazione per l’occupazione dell’aula 20! Il convitto, dove i giovani dormivano, studiavano, complottavano e mangiavano, era rimasto senza direttore, dopo che quello in carica era stato silurato da studenti in piena contestazione. A guidarne le sorti fu chiamato mio padre, e non credo siano stati anni facili.
Io e mia sorella fummo tenute fuori da quei disordini, ricordo meglio la conquista della luna che le contestazioni quasi sulla porta di casa di quegli anni, ma la nostra adolescenza subì per forza i timori di mio padre per le possibili derive di quei tumulti studenteschi. Così, per tenerci lontane da sesso, droghe e libertà eccessive, fu molto severo con noi in quegli anni in cui cominciavamo a chiedere qualche libera uscita!


Però, crescendo, le ricadute di quel ’68 furono importanti per la vita che avrei fatto.
Ricordo com’era più facile sentirsi liberi nel modo di vestire e di pensare. Portare i pantaloni non era quotidianità per una ragazza, e non dimentico il piacere di entrare in un negozio e trovare modelli di pantaloni per ragazze, i primi jeans che si adattavano al tuo corpo! Come ragazza sparì in fretta la priorità di sposarsi e far la mamma al più presto. Ricordo la voglia e il piacere di guardare a una scuola, che aprisse 1000 porte e altrettanti sogni, la sensazione di sentirsi pari ai maschi, di osare pensare a professioni fino ad allora maschili!
Poi la pillola, la libertà di poter andare in vacanza col tuo ragazzo in tenda (con la mamma che, in un ultimo retaggio educativo, ti diceva: “Se scrivi una cartolina alla nonna metti anche il nome di qualche tua amica così non capisce che sei con un ragazzo”).
E poi sentirsi giovani d’estate: i bagni al fiume nudi, il topless, il piacere di sentirsi dentro il proprio corpo, le serate con gli amici e sempre una chitarra: Joan Baez, Bob Dylan, Fabrizio de André…

Credo che il ’68 io l’abbia vissuto, solo in ricaduta, nel ’78 quando, costruendo il mio futuro, mi pareva davvero di poter affrontare il mondo ad armi pari.

Grazie ’68!


Serena Bonetti

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