Begoña Feijoó Fariña, personaggio culturale dell’anno

1
891

Anche quest’anno Il Bernina ha selezionato gli eventi e intervistato alcuni personaggi valposchiavini che si sono distinti nel corso del 2018.

 

Begoña Feijoó Fariña, nata a Vilanova de Arousa, nel nordovest della Spagna, vive in Svizzera dall’età di 12 anni ed è laureata in scienze biologiche. Trasferitasi a Brusio nel 2015, ha fondato, con Chiara Balsarini, la compagnia «inauDita» e ha pubblicato il suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo “Potere p-ossesso dello Zahir e altre storie”. Nel corso del 2018 Begoña ha ricevuto la borsa letteraria della Fondazione Pro Helvetia, è stata nominata organizzatrice di eventi in seno alla commissione Casa Besta del Comune di Brusio, ha collaborato con la Pgi per la rappresentazione di alcuni spettacoli teatrali per e con ragazzi, sta curando la rassegna teatrale “i monologanti”, e recentemente ha messo in scena la pièce “Maraya, dell’amore e della forza”, di cui è autrice e attrice unica.

In questi ultimi anni hai pubblicato diverse opere letterarie e sei stata cofondatrice della compagnia teatrale «inauDita» di Brusio. Come nasce la tua passione per le lettere e il teatro?
La mia passione per le lettere nasce nell’infanzia. Quando ancora abitavo in Spagna amavo passare le pause fra una lezione e l’altra nella biblioteca della scuola. Ero affascinata dai libri, non solo come contenitori di storie ma anche come oggetti. Ricordo di aver sfogliato “Quo Vadis?” all’età di 6 o 7 anni. Non lo leggevo, lo sfogliavo e mi chiedevo se sarei stata in grado di leggere così tante pagine.
Il teatro è arrivato molto dopo: nel 2010 ho fatto il mio primo corso serale presso il MAT (Movimento Artistico Ticinese) di Lugano e da allora non ho più smesso. Già dal secondo anno il semplice corso serale non mi bastava, ne ho aggiunto un secondo e poi un terzo. Più imparavo più mi rendevo conto di quanto fosse complesso, di quanto poco sapessi in realtà.

L’assegnazione della borsa letteraria della Fondazione Pro Helvetia, la scorsa primavera, è stata un’autentica sorpresa o un po’ te l’aspettavi?
Direi una vera sorpresa. Certo essendomi candidata ci speravo ma mi ero candidata anche l’anno prima e non aveva funzionato. Diciamo che mi sono detta “ci provi finché non diranno di sì”. Credevo ci sarebbe voluto ancora qualche anno, ancora qualche pubblicazione, invece ha funzionato. Il mio progetto ha convinto ed è stata una grande gioia.

La rassegna teatrale «i monologanti» c’entra qualcosa con la borsa letteraria?
No, sono due cose diverse e l’una non è legata all’altra in nessun modo. La rassegna teatrale “i monologanti” era un sogno, fin dal mio arrivo a Brusio. Con Chiara avremmo voluto farla subito ma ci vogliono soldi per creare una rassegna teatrale e non potevamo permettercela. Quando mi si è presentata l’occasione di diventare responsabile dell’organizzazione eventi di Casa Besta ho proposto la rassegna alla commissione e ho ricevuto il sostegno di tutti.

Quanto tempo e fatica hai dovuto investire per individuare e ingaggiare gli artisti che stanno partecipando a questa rassegna?
Individuarli è stato abbastanza semplice. Ho conosciuto il lavoro della maggior parte di loro nel mio peregrinare nei teatri e festival italiani. Difficile è stato sceglierne solo cinque, questo sì. La fase di presa di contatto, stesura dei contratti e organizzazione è stata più impegnativa, da un punto di vista di tempo e impegno di energie.

Il Comune di Brusio ti sta quindi incoraggiando nell’attività di coordinatrice d’eventi in Casa Besta. Vedi ancora parecchio potenziale di sviluppo in questa istituzione?
Sì, il comune di Brusio mi ha dimostrato grande fiducia affidandomi questo incarico, cosa non scontata soprattutto se consideriamo che vivo sul territorio solo da tre anni. Ne sono stata molto felice e lavoro per non deludere le aspettative. Sicuramente c’è del potenziale ancora da sviluppare. La rassegna sta riscuotendo un buon successo di pubblico, sono molte le persone che hanno fatto l’abbonamento per l’intera stagione e questo mi fa credere che sia possibile fare sempre di più e meglio. L’idea è di far crescere la stagione nei prossimi anni, tenendo sempre alta la qualità delle proposte artistiche. Al momento sto già esaminando le quasi cento proposte di artisti, sia italiani sia svizzeri, ricevute per l’anno prossimo. Entro un paio di mesi avrò il progetto 2019/2020 pronto, poi lo sottoporrò alla commissione.

Non sono mancate anche collaborazioni con le scuole di Poschiavo con il teatro “Vegetale a chi?” e con la Pgi, in occasione della pubblicazione di “Leo e Lila alla scoperta del Grigionitaliano”. Che idea ti sei fatta della scuola e di come la cultura sia percepita a questo livello?
Lo spettacolo “Vegetale a chi?” è stata in realtà una collaborazione Pgi e Festival delle erbe spontanee. È stata un’esperienza molto arricchente per la compagnia «inauDita». Gli scolari in valle sono molto ricettivi e anche l’istituzione scuola è attenta alle proposte culturali. Con la compagnia «inauDita» abbiamo anche proposto, nel 2016, il laboratorio teatrale alle scuole di Brusio e la collaborazione degli insegnanti è stata puntuale e preziosissima. Mi piace molto lavorare con i ragazzi, la loro creatività e disciplina è spesso molto elevata, cosa che permette di portare avanti i lavori in modo produttivo.

Begoña (3^ da sinistra) durante la presentazione del libro edito dalla Pgi “Leo e Lila alla scoperta del Grigionitaliano”, Poschiavo, agosto 2018

Il romanzo Maraya, apparso nel 2017, sembra avere lasciato un segno profondo nel tuo percorso artistico. La trasposizione in teatro è infatti recentissima… Ma quanta Begoña c’è in Maraya e quanta Maraya in Begoña?
C’è molto di me in ogni testo che scrivo, anche quando non ne sono pienamente consapevole. Come scrittrice e come persona sono la somma delle esperienze vissute e delle persone incontrate. Da questo punto di vista posso dire che c’è molto di me in Maraya, più che in qualunque altra cosa io abbia scritto. La vita del personaggio non è fortunatamente la mia, ma per raccontare le sue sofferenze ho dovuto scavare a fondo in me, recuperando le mie e cercando nella memoria il modo in cui le avevo percepite mentre le vivevo. Di mio in lei c’è sicuramente l’amore per la musica, per la poesia e per la natura. Quindi direi che c’è molta Begoña in Maraya ma non altrettanta Maraya in Begoña. Lei ha infatti una forza e una determinazione che io non sempre riesco ad avere. Nonostante la sua caduta nell’abisso dell’alcolismo io vedo Maraya come una donna molto forte. È soprattutto questo che ho voluto raccontare con lo spettacolo “Maraya, dell’amore e della forza”

Oltre a portare a termine il progetto teatrale Maraya Dell’amore e della forza» e la rassegna «i monologanti», hai in vista altri progetti per il 2019?
Sì. Sto scrivendo il mio prossimo romanzo, quello per cui ho ricevuto la borsa letteraria di Pro Helvetia. Il mio primo romanzo ambientato nei Grigioni. Per questo progetto ho ricevuto anche il sostegno dell’Ufficio della cultura dei Grigioni, vincendo il concorso grandi progetti 2018. Il testo affronterà, attraverso la vita di una donna nata a Cavaione, il tema delle “misure coercitive a scopo assistenziale”, che hanno coinvolto molti giovani e bambini in Svizzera fra gli anni ’40 e gli anni ’80 del secolo scorso. Ci lavoro da quasi due anni e nel 2019 tutto il tempo lasciato libero dalle rappresentazioni di “Maraya, dell’amore e della forza” e dalla rassegna sarà dedicato a ultimarne la prima stesura. A questo scopo sarò ospite della Residenza Franz-Edelmaier per la letteratura e i diritti umani. Una seconda residenza all’estero è per ora in forse e per scaramanzia dunque non la nominerò.

Ti trovi nella definizione di personaggio culturale dell’anno della Valposchiavo per il 2018?
La mia vita professionale e personale è dedicata alla cultura e vivo in Valposchiavo, quindi potrei dire di sì. Ma non posso nascondere la sorpresa, sono abitante di questo territorio da pochissimo tempo e questo fa di me una valposchiavina “non doc”. In Valposchiavo ci sono diverse realtà che operano in campo artistico e culturale, non credo di essere più meritevole di alcune di esse, penso in particolare al fermento che c’è in valle intorno alla danza e alla musica e alla qualità dell’offerta in tal senso.
Personalmente sono molto felice di essere riuscita a creare, in così poco tempo, un legame stretto con il territorio e provo un grande affetto e una grande gratitudine per il modo in cui la popolazione accoglie il mio lavoro, facendomi sentire a casa.


A cura di Achille Pola

 

1 COMMENTO