Impara, vivi e ama

0
57

Atti 8.14 – 17
Sermone del 13 gennaio 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

14 Allora gli apostoli, che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandarono da loro Pietro e Giovanni. 15 Essi andarono e pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; 16 infatti non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Quindi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo.

Cara comunità, entrando nel profondo inverno, sale dentro un sano desiderio di “fuga”. L’atmosfera invernale ci spinge giù e una piccola fuga sarebbe un bel ricostituente. Per alcuni di noi vorrebbe dire una vacanza sulla neve, per altri puntare la prua verso il caldo, cercando il sole del mare per distrarsi. Sappiamo che Gesù necessitava anche di stare in disparte. Gesù si staccava dagli altri per non staccarsi a pezzi. In alcuni periodi la chiamata a una sana fuga è più bramata e basterebbe un paio di giorni come ricostituente.

Il tempo in disparte non basta mai. Ogni volta che ci appartiamo dal nostro quotidiano, però, riscopriamo la chiamata a nuove mete. Andare in un nuovo luogo, tra persone diverse, uscire dalla routine, ci consente il “lusso” di intrattenerci con nuove visioni rigeneratrici. Spesso, in vacanza, ci vengono le migliori idee per cambiare. Forse non ti trasferirai in Grecia per diventare un pescatore ma almeno per un paio di giorni possiamo calarci nelle storie e nei suoni delle persone e dei luoghi di vacanza. Ricordo in Sicilia, quando avevo visite dai miei amici tedeschi, per alcuni era un problema lasciare l’isola. Le radici delle persone locali e le ali del tuo viaggio s’intrecciano in una storia di neonate illuminazioni e prospettive. Ecco perché, andare “altrove” è una buona cosa, come Gesù, ci distacchiamo dagli altri per non staccarci a pezzi. Anche se lo stacco è corto.

Anche Pietro e Giovanni vanno “altrove”, via dal centro delle loro attività. Luca, in Atti, narra i momenti cardini della Comunità del Cristo risorto. Luca evidenzia che questa Comunità, diffondendo l’Evangelo, ubbidiva a un mandato di Gesù, per lo Spirito Santo. I versetti precedenti ci dicono che la Comunità cristiana era perseguitata dai leader religiosi e dai farisei più zelanti in Gerusalemme. A quei cristiani, infiammati dal desiderio di diffondere l’Evangelo del Cristo risorto, appariva chiaro che quella città non era più sicura. Ubbidire al mandato divino di portare l’Evangelo richiedeva strategie di protezione perché rischiavano la pelle. Secondo Luca, il primo apostolo “in viaggio” per portare il messaggio del Cristo risorto è Filippo, che si avventura nella difficile regione Samaria. Un territorio non di pagani, ma di chi si considerava come erede più autentico della fede in Jaweh. I samaritani valutavano il tempio e il culto in Gerusalemme come posteriore e una corruzione della fede originaria. I giudei con il centro a Gerusalemme vedevano i samaritani come credenti di seconda classe o peggio come eretici. I samaritani non erano considerati una parte del vero giudaismo. L’odio era così forte, che dei giudei allungavano di molto per andare o tornare da Gerusalemme piuttosto che attraversare il loro territorio. Pietro e Giovanni vanno proprio lì per ricevere nuove prospettive di missione.

Filippo, Pietro e Giovanni vanno proprio da questi “fratellastri”, scacciati ed esiliati, a raccontare la nuova storia di Dio. Gli ultimi diventano i primi. Disprezzati quanto i samaritani dalla gerarchia religiosa, ai cristiani in Gerusalemme, andare dai samaritani sembra essere una buona strategia. I racconti biblici erano già parte del loro retroterra religioso. Quando Filippo arriva predicando, insegnando e guarendo, i samaritani riconobbero subito il messaggio e il modus operandi di Jaweh. Il v. 8 ci dice la reazione: e vi fu grande gioia in quella città. Pietro e Giovanni vista l’accoglienza a Filippo, vanno in Samaria anche loro per rafforzare la missione. L’esperienza di Pietro e Giovanni aggiunge un picco alto alla storia di Filippo. Questi apostoli pregano che tutti possano ricevere lo Spirito Santo (v. 15), perché avevano “solo” accolto la Parola di Dio ed erano stati battezzati. Una volta che Pietro e Giovanni pregano per loro, lo Spirito Santo migra da Gerusalemme alla contestata e screditata Samaria. La storia della resurrezione di Cristo e la sua redenzione continua ed è disponibile all’intero mondo. Gli apostoli in Samaria intraprendono i primi passi di una storia infinita, di cui i samaritani avevano sentito solo la prima parte. Filippo, Pietro e Giovanni raccontano la storia per cui siamo stati creati e siamo chiamati a entrare. In Samaria, i discepoli è come se fossero stati attratti da una cornice di un quadro vuoto da riempire con la storia dell’Evangelo. E i samaritani sembrano non aspettassero altro.

Nel 1911, la Gioconda fu rubata al Louvre da un imbianchino italiano perché convinto che fosse illegalmente in Francia. Arrotolò la tela sotto il cappotto e fuggì a Firenze. Lo spazio della Gioconda rimase vuoto per due anni. Il Louvre avrà perso visitatori? Niente affatto, da tutto il mondo vennero più visitatori di prima a guardare quello spazio vuoto sul muro. Sì, ma perché fare ore di fila per vedere una cornice vuota? I visitatori erano attratti dalla cornice vuota perché sentivano dentro una connessione mancante che li chiamava alla bellezza. Forse sarà capitato anche a voi di andare a visitare qualcosa la cui assenza o furto vi abbia fatto trovare una connessione con l’opera e la sua storia. Questi fallimenti ci chiamano a partecipare a una storia che sta accadendo. Filippo Pietro e Giovanni portano il contenuto della cornice vuota in Samaria: una storia che continua in un quadro vuoto. Gli apostoli raccontano una storia a chi aveva soltanto una cornice vuota. Diffondere l’Evangelo a chi viveva fuori Gerusalemme è stato portare un racconto di redenzione in itinere e che avrebbe cambiato il mondo.

Chi ascolta e risponde alla chiamata di questa storia, è invitato a continuare. Noi siamo i Filippo, i Pietro e i Giovanni di oggi chiamati a vivere la storia di Gesù nei posti più improbabili. Per poterlo fare però abbiamo bisogno di imparare tre cose. Primo, devi conoscere la propria storia. Impara la Storia! In breve, il messaggio biblico. Ci sono cristiani che non conoscono i protagonisti, le trame, le tensioni, le dinamiche, il dramma delle storie. Uno studio rivelava che il 12% dei cristiani pensa che Giovanna d’Arco fosse sposata con Noè. Se non conosci la storia di Dio, cadi nella superstizione religiosa! L’unicità della storia divina è che Dio opera nelle increspature e nei fallimenti umani, così tu devi imparare a vedere Gesù nelle ferite e nei vortici del mondo. Secondo, vivi la tua storia. Non basta essere un teorico di ciò che sai. La vita mostra quello che sai e rifletti la potenza trasfigurante dell’Evangelo in ogni singola esistenza. La storia che raccontiamo, deve essere veramente la nostra. Se la storia di Cristo ti afferra, essa vive in ogni tuo respiro, atto o pensiero. Infine, ama la tua storia perché è il cuore e l’animo del tuo essere, e la passione di tutto quello che fai e di tutte le tue speranze e quello ti guida in vita. L’intera storia racconta dell’amore di Dio. Non c’è evento nello spazio e nel tempo disconnesso dal racconto di Gesù. Tutte le strade portano a Roma, dicevano gli antichi romani. Tutte le storie portano a Gesù è il vanto e il viaggio del cristiano.

Quando il desiderio di staccare per non staccarsi a pezzi è alto, andare altrove è rigenerante. Nuove idee, spunti e strategie possono aprirsi in noi. Filippo, Pietro e Giovanni vanno in Samaria. Non più visti come eretici, con un quadro vuoto insignificante, ma fratelli e sorelle, cui portare l’immagine di Cristo, perché la storia di Dio va avanti e non devono rimanere all’AT. Nuovi atti di liberazione sono in corso. Per questo ognuno deve conoscere la propria storia con Dio. La deve vivere perché l’Evangelo è messa in pratica e va amata, perché è diventata il cuore e l’animo di ogni nostro respiro, pensiero e agire. La storia di Gesù è una d’amore. L’amore è la massima forza guida del dono di Cristo. È il battito cardiaco divino che mantiene in essere la creazione divina. È una storia infinita. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa

CONDIVIDI