Not Bott

Come sottolineato dal direttore del museo, Guido Lardi, l’intento delle mostre temporanee sarebbe, da un lato quello di incentivare il numero delle visite, dall’altro quello di scoprire il patrimonio artistico di personalità scomparse, legate al nostro territorio. Il nome e l’opera di Not Bott (1927-1998) si sono da tempo saldamente fuse con la Valposchiavo e la sua temperie artistico-culturale degli ultimi decenni del Novecento. Curata dal figlio dell’artista e critico d’arte, Gian Casper Bott, la mostra offre una selezione di ventotto opere scolpite fra il 1970 e il 1996, che sintetizzano la parabola artistica dello scultore originario di Valchava. Alla realizzazione hanno contribuito anche la vedova dell’artista, Elisabeth Bott (scelta espositiva), Renzo Volpato (rifinitura e collocazione) e Pierluigi Crameri (progetto grafico). Parlando dello scultore, Lardi annota come questi possedesse un’abilità artigianale straordinaria, fu un uomo dallo sguardo serio ed austero ma dal tratto bonario, e la sua opera si contraddistingue in un’intensa interazione uomo-materia, capace di dar vita a un nuovo soggetto (essenza-presenza) partendo da un pezzo di legno.

Nella gremita sala al terzo piano di Casa Console, il direttore del museo ha poi passato la parola a Miguela Tamò, scultrice artista nata a Poschiavo nel 1962 ed oggi residente a Basilea. Recentemente insignita del premio artistico «Somedia» 2017, nella sua schietta e ponderata relazione, essa ha parlato di un gradito riavvicinamento e incontro con l’amico e collega artista scomparso, attraverso le opere selezionate per quest’esposizione. Invitata a tenere un discorso inaugurale, si è posta subito in dialogo con le ventotto sculture selezionate, appendendone le fotocopie a una parete di legno nel suo studio di Basilea. Lo sguardo che Miguela Tamò getta su queste opere risulterà essere tripartito: quello della bambina, quello della collega e quello a posteriori.

Data

21 Lug 2017

Ora

11:00 - 16:00

Maggiori informazioni

www.museocasaconsole.ch